I libri migliori li ho letti d’estate

Da bambino leggevo tantissimo, soprattutto d’estate. Tutti i giorni, dopo pranzo, nelle ore più calde e infuocate mi stendevo sul letto in camera mia e leggevo per un paio d’ore. Era un momento magico e – ho scoperto in seguito – difficilmente replicabile: la stanza fresca, il frinire delle cicale, la distesa luminosa della campagna col profilo azzurrognolo delle montagne sullo sfondo. E, soprattutto, la libertà di poter passare mezzo pomeriggio a fantasticare tra le pagine di un libro, e basta.

Poi sono arrivati lo studio, il lavoro, e poi uno cresce e si ritrova improvvisamente orfano dei pomeriggi estivi come li ha sempre conosciuti. Oggi, di tanto in tanto, ancora mi ritrovo steso su quel letto, nei pomeriggi d’agosto; ma molto spesso mi viene sonno e mi sorprendo a chiudere il libro, o addirittura mi addormento con le pagine ancora aperte. Probabilmente sto invecchiando, tutto qui. Ma proprio per questo quei pomeriggi immortali della mia infanzia sono sempre più mitizzati, al punto che quasi potrebbero non essere mai esistiti.

Di una cosa però sono certo: i libri migliori li ho letti d’estate. Eccone alcuni.

La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell

Quando un libro – o buona parte di esso – si svolge in estate, scatta quel meccanismo di immedesimazione a cui difficilmente ci si può sottrarre. È quello che è successo a me con La mia famiglia e altri animali, libro di culto che io ho adorato. Nient’altro che un collage di vicende autobiografiche che l’autore, futuro naturalista, ha vissuto nel corso di cinque anni sull’isola greca di Corfù, ma è scritto talmente bene e con uno stile così solare che ci si può far solo conquistare.
Questo libro, poi, me lo porto dietro dall’infanzia. Un estratto del romanzo era presente su un vecchio sussidiario delle elementari, e già allora mi aveva colpito al punto che mia madre mi aveva regalato il libro intero. Consigliatissimo a tutti.

Stagioni diverse di Stephen King

Le stagioni sono quattro, esattamente come le novelle contenute in questa raccolta, con cui Stephen King ha quasi fatto en-plein: ben tre infatti sono state adattate per il grande schermo, diventando in almeno due casi (Stand by me e Le ali della libertà) film cult.
Le novelle di Stagioni diverse vanno dal bello al capolavoro, e a farla da padrone è chiaramente Il corpo. Che, tra le altre cose, contiene anche una citazione spaziale sulla fine dell’estate: “Mi ricordo che da ragazzo le giornate di settembre mi parevano finire sempre troppo presto, cogliendomi di sorpresa – era come se qualcosa dentro il mio cuore si aspettasse che fosse sempre giugno”

Le luci di settembre di Carlos Ruiz Zafón

A proposito di settembre. E a proposito di Zafón. Le luci di settembre è una delle sue opere giovanili, un libro per ragazzi con qualche piccola e innocua incursione nell’orrorifico. A mio parere secondo solo a Marina nella prima parte della sua produzione.
L’ho letto a settembre, e anche in questo caso la coincidenza ha giocato un ruolo fondamentale. C’era qualcosa di incredibilmente malinconico nella fine dell’estate, quando quei pomeriggi di lettura diventavano all’improvviso freschi e velati di nuvole. Ho sempre amato settembre, e questo libro racchiude l’essenza di quello stato d’animo.

Il grande sonno di Raymond Chandler

Se c’è un autore che avrei voluto leggere di più, è proprio Raymond Chandler. Il grande sonno è l’unico libro che ho letto, della decina scarsa di romanzi che ha pubblicato in vita; ed è un libro che ho adorato. Certo, non chiedetemi di riassumerne la trama, intricata oltre i limiti dell’umana ragione; ma se parliamo di stile e carisma, questo libro ne gronda da ogni singola pagina.
A cominciare dalla prima. Perché Il grande sonno può vantare quello che probabilmente è il miglior incipit letterario che io ricordi: “Erano pressappoco le undici del mattino, mezzo ottobre, sole velato, e una minaccia di pioggia torrenziale sospesa nella limpidezza eccessiva là sulle colline. Portavo un completo blu polvere, con camicia blu scuro, cravatta e fazzolettino assortiti, scarpe nere e calzini di lana neri con un disegno a orologini blu scuro. Ero corretto, lindo, ben sbarbato e sobrio, e me ne sbattevo che lo si vedesse. Dalla testa ai piedi ero il figurino del privato elegante. Avevo appuntamento con quattro milioni di dollari”

Quella sera dorata di Peter Cameron

Questo libro è arrivato per caso, su consiglio della mia ragazza, e mi è esploso tra le mani come un fuoco d’artificio. Nella storia di Omar Razaghi e del suo tentativo di scrivere una biografia del leggendario scrittore Jules Gund c’è tanta ottima letteratura, scritta in maniera impeccabile e talmente tangibile che alla fine sembra di aver vissuto le stesse vite dei persoanggi.
Ma quello che più di ogni altra cosa mi viene in mente se penso a Quella sera dorata è il colore – dorato, appunto – dei paesaggi uruguaiani in cui è ambientata gran parte della vicenda. Cameron è riuscito non solo a tirarmi dentro a una storia, ma mi ha fatto vivere in luoghi che non avevo mai neanche immaginato.

In Patagonia di Bruce Chatwin

Parlando di luoghi, e di narratori di luoghi, non si può non arriva a Bruce Chatwin. Il suo libro che ho letto d’estate è il leggendario In Patagonia, un volume circondato in egual misura da un alone di fascino e polemiche (è tutto vero quello che Chatwin descrive? si sono chiesti in molti. Importa davvero a qualcuno? mi chiedo io).
Ho letto una parte di questo libro mentre mi trovavo a mia volta in viaggio – in Sicilia, meta meno esotica e distante ma comunque affascinante – e l’ho trovato migliore del pur meritevole Che ci faccio qui?. Forse perché più circoscritto, e ancora più ricco di personaggi e luoghi memorabili.

L’impero del sole di J. G. Ballard

Pur essendo conosciuto principalmente come scrittore di fantascienza – un tipo di fantascienza futuribile, sociale e psicologica, niente astronavi per intenderci – J. G. Ballard ha scritto questo memorabile libro tragicamente ancorato alla realtà.
“Le guerre vennero presto a Shangai, succedendosi l’un l’altra al modo delle maree”. Ballard racconta in maniera autobiografica la sua infanzia e l’invasione giapponese della Cina, in un libro crudo e pieno zeppo di descrizioni lunghissime che potrebbero scoraggiare più di un lettore. Se avete il coraggio di arrivare fino in fondo, però, sarete ricompensati da un coming of age emozionante e sfaccettato, amaro come solo la vita vera sa essere.

Mattatoio n° 5 di Kurt Vonnegut

“È tutto accaduto, più o meno”. Trovo curioso che due autori di fantascienza abbiano trovato nella Seconda Guerra Mondiale – e nel trauma che ne è derivato – il terreno giusto per altrettanti incredibili romanzi autobiografici. Vonnegut costruisce però la sua opera più famosa in modo diametralmente opposto a quanto fatto da Ballard: ricorrendo a una serie di espedienti fantastici e a salti temporali, ripercorre il bombardamento di Dresda attraverso gli occhi di una serie di personaggi memorabili.
Lessi questo libro in un giugno caldissimo, in parte mentre mi trovavo per motivi di studio a Torino, e mi colpì a tal punto che scrissi un post – su un blog ormai dimenticato – ispirandomi indegnamente allo stile del romanzo.

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3 pensieri su “I libri migliori li ho letti d’estate

  1. Rieccomi! Di Stephen King ho letto nell’ordine:

    Cell
    Joyland
    Christine la macchina infernale
    22/11/’63
    The Dome
    Ossessione
    Carrie
    Le notti di Salem
    Buick 8
    Doctor Sleep
    L’ombra dello scorpione
    Duma Key

    A parte Duma Key (lento, confuso e depresso), sono state tutte delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si è soddisfatti di come è andato, ma si è anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Ciò che apprezzo di più di King è l’empatia che riesce a creare tra il lettore e i personaggi del romanzo. Ad esempio, mentre leggevo 22/11/’63 mi affezionavo profondamente non soltanto al protagonista, ma anche ai personaggi di contorno. E’ davvero un’abilità non comune.

    • Bentrovato! Incredibilmente non abbiamo neanche un libro di King in comune! Anche se molti dei tuoi sono sulla mia lista. “Stagioni diverse” te lo consiglio senz’altro, così come “Misery”.

      King è anche l’autore di uno dei miei libri preferiti in assoluto. Un libro – paradossalmente – non orrorifico: si tratta di “Cuori in Atlantide”, una raccolta di diverse storie ambientate tra gli anni Sessanta e il 1999. La cosa più incredibile di questo libro è proprio il senso di empatia che sottolineavi nel tuo commento: mi sono appassionato a vicende ambientate in epoche che non ho vissuto, arrivando a provare nostalgia per un periodo storico a me del tutto estraneo. Un grandissimo.

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