Abbiamo ancora bisogno di Zafón

Il primo post che ho scritto su questo blog era una strana recensione mascherata da riflessione lettario-filosofica. Avevo appena letto Marina di Carlos Ruiz Zafón, un libro clamoroso, e sentivo il bisogno di cominciare questa avventura con qualcosa che mi piacesse e rappresentasse al meglio. Oggi, tre anni e mezzo dopo, il blog è ancora vivo e lotta insieme a noi, mentre io sono ancora qui a scrivere dell’autore che più di ogni altro mi ha segnato in questi anni.

Ho conosciuto Carlos Ruiz Zafón nel modo e nel tempo in cui l’hanno conosciuto tutti: leggendo L’ombra del vento nel 2006. Ricordo con precisione l’anno perché avevo diciassette anni, la stessa età del protagonista: un dettaglio che ha influito non poco nel mi rapporto con il libro. L’ombra del vento era il caso letterario del momento: uscito in Spagna qualche anno prima, era stato pubblicato in Italia da Mondadori nel 2004 ed era diventato un best seller grazie al passaparola. Arrivò a casa mia e fu uno di quei pochi casi in cui un libro conquistò tutti, da mia nonna in giù, senza badare troppo alle generazioni.

L’ombra del vento è probabilmente il miglior romanzo che Zafón abbia mai scritto, e sicuramente il migliore da cui partire per chi non lo conoscesse. Contiene già tutti gli elementi presenti nel resto della sua produzione letteraria: ombre gotiche, sotto-trame intricate, personaggi diabolici, giovani protagonisti che precipitano nell’età adulta. E soprattutto il Cimitero dei Libri Dimenticati, un non-luogo epico e misterioso attorno a cui ruotano i quattro libri della saga che ha reso celebre Zafón in tutto il mondo.

Quattro libri accomunati dallo stesso universo narrativo e simbolico, eppure allo stesso tempo molto diversi tra loro. Ciascuno, tanto per cominciare, fa riferimento a un genere narrativo diverso: il romanzo di formazione (L’ombra del vento), il romanzo gotico con deriva fantasy (Il gioco dell’angelo), il romanzo carcerario (Il prigioniero del cielo) e infine il romanzo poliziesco-investigativo (Il labirinto degli spiriti). Va anche detto che la qualità dei quattro libri è altalenante. L’ombra del vento è un capolavoro in cui trama, atmosfera e contesto storico lavorano di concerto per emozionare. Il gioco dell’angelo può vantare uno degli incipit più formidabili di sempre (“Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia” e così via), ma paga un finale che ho sempre giudicato eccessivo e in parte fuori luogo. Il prigioniero del cielo è – onestamente – piuttosto brutto, ma col senno di poi è un necessario passo falso (ma maledizione, c’è una scena, una certa scena che riguarda l’introduzione in carcere di qualcosa in un determinato modo, che è copiata pari pari da Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank di Stephen King, e non venitemi a dire di no). Infine, Il labirinto degli spiriti è un’opera-fiume di oltre 800 pagine che conclude tutte le vicende lasciate in sospeso, non prima di aver introdotto altri memorabili personaggi.

Zafón è uno degli autori che ho letto di più. È però forse l’unico di cui posso affermare di conoscere l’opera omnia, nel senso che ho letto tutti i suoi romanzi pubblicati in Italia. Oltre alla quadrilogia del Cimitero dei Libri Dimenticati, ho letto anche i suoi libri per ragazzi (due molto belli, due decisamente meno). È interessante perché ho potuto osservare l’evoluzione del suo stile e della sua scrittura di libro in libro: è passato dalla fase in cui sfornava opere in fotocopia – arrivando persino a ricalcare le stesse identiche frasi ed espressioni – a libri complessi e pienamente maturi, stratificati e pieni di allusioni a periodi della storia spagnola magari poco noti ai più. Il finale del quarto volume sfocia sorprendentemente nel meta-testo, per dire.

Molti – e io sono tra questi – hanno rimproverato a Zafón il suo essere troppo simile a se stesso, nello stile e nelle trame. La verità però è che non c’è scrittore contemporaneo che io apprezzi più di lui: per le opere prodotte, senza dubbio, ma anche per il percorso che lo ha condotto alla gloria. Zafón è partito dalla narrativa per ragazzi e poi si è sempre mosso all’interno della narrativa di genere, arrivando al successo mondiale scrivendo di atmosfere gotiche e libri maledetti. Scusate se è poco.

Nonostante sia lo scrittore spagnolo più letto dopo Cervantes, incontro ancora persone che non conoscono Zafón. Il mio consiglio a tutti loro è di divorare il ciclo del Cimitero dei Libri Dimenticati, che di suo si fa divorare con una certa facilità. C’è sempre una forma di snobismo latente in ognuno di noi, che ci spinge a dubitare della qualità letteraria dei best-seller o dei libri che hanno incontrato il gusto di molti: be’, questa parte di voi si perderà tra i vicoli fumosi di Barcellona e almeno per un po’ non ne sentirete più parlare. Io, da parte mia, continuerò a sezionare le opere di Zafón per carpirne ogni segreto. I veri maestri, dopotutto, sono quelli da cui si ruba meglio.

Come vedete, abbiamo tutti ancora bisogno di Zafón.

Annunci

Un pensiero su “Abbiamo ancora bisogno di Zafón

  1. Pingback: I libri migliori li ho letti d’estate | Troppo lontani dalle stelle

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...