Elogio del paratesto: le dediche dei libri

Negli ultimi tempi uno dei post più letti di questo blog è stato – un po’ a sorpresa – un articolo che contiene la parola “paratesto” sia nel titolo che nella prima riga, su una tematica che francamente pensavo interessasse solo me. Da bravo scrittore commerciale quale sono, ho deciso adesso di scrivere un sequel di quel post, che magari – chissà – sarà solo il secondo di una saga o di un Universo Condiviso che mi farà fare soldi a palate.

Le citazioni all’inizio dei libri sono soltanto uno dei paratesti che popolano la parte iniziale delle opere letterarie. Una tipologia di paratesto interessantissima – e di cui magari parlerò in futuro – è costituita da prefazioni e introduzioni, meglio se scritte dall’autore stesso. Ma prima di esse e prima ancora delle citazioni, ci sono le dediche.

Le dediche ci sono quasi sempre, fateci caso. C’è sempre qualcuno che l’autore vuole ringraziare più di chiunque altro, o verso cui prova riconoscenza, o talvolta rancore. Specialmente se l’autore è alle prime pubblicazioni, la dedica assume un vero e proprio valore simbolico. Ma ci sono anche scrittori affermati che la utilizzano come marchio di fabbrica: anche in questo caso, come per le citazioni, Stephen King è un caso di studio esemplare. Per quanto siano estremamente personali – e spesso anche volutamente ermetiche – le dediche rappresentano un elemento paratestuale d’indubbio fascino, in più di un caso puntualmente apprezzabili da chiunque.

Di seguito trovate alcune delle dediche che, nel corso di questi anni di letture, mi hanno più colpito. Sono anche un interessante campionario delle varie tipologie possibili, anche se ovviamente effettuarne una categorizzazione completa è pressoché impossibile. Come sempre, nei commenti potete dire la vostra e contribuire all’entusiasmante dibattito che seguirà. Buona lettura!

A mia moglie Anne, perché senza il suo silenzio
questo libro non sarebbe mai stato scritto
(Philip K. Dick, La svastica sul sole)

La vita di Philip K. Dick è stata intensa, drammatica ed emozionante come un romanzo, e infatti Emmanuel Carrère l’ha raccontata proprio così. Uno degli aspetti più segnanti della sua biografia è il tormentato rapporto con le sue cinque mogli, che ha avuto spesso riflessi evidenti nella sua produzione letteraria. Questa dedica campeggia in testa a La svastica sul sole (anche noto in Italia come L’uomo nell’alto castello), bellissimo romanzo di fantascienza arrivato in uno dei molti momenti in cui Dick tentava invano di trovare una stabilità economica. Ho sempre trovato questa dedica enormemente struggente nella sua lucida analisi del rapporto di coppia.

A Giulia, ancora
spegni per me ogni notte
consenti per me ogni aurora
(Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo)

Non vorrei essere partito col piede sbagliato, servendo subito una sana dose di tragedia imminente. Per questo vorrei rimediare proponendovi quella che reputo una bellissima dedica d’amore (o almeno credo). La disposizione del testo, quasi in versi, la fa sembrare quasi una poesia. È tratta da Tutti i colori del mondo, un bel libro di un giovane autore italiano.

Questo romanzo è dedicato al mio ottimo amico David Webb, e ai nostri incontri notturni al famoso (famoso per noi, per lo meno) trash theater. Io porto le patatine, Dave; tu pensa ai beveraggi.
(Joe R. Lansdale, La notte del drive-in)

La notte del drive-in è un romanzo totalmente fuori di testa di Joe R. Lansdale. Oltre ad avere un bellissimo incipit e ad essere scritto con uno stile scoppiettante, questo libro contiene anche una dedica memorabile che riassume in poche righe il senso vero dell’amicizia virile: due amici, filmacci trash e schifezze vagamente commestibili.

Questo è per Joseph e Leanora e Ethan:
vi ho detto tutto quello per dirvi questo.
(Stephen King, Cuori in Atlantide)

Cuori in Atlantide è un romanzo – o meglio, una raccolta di novelle – tra i meno conosciuti delle vasta produzione di Stephen King. Tra le altre cose, è anche uno dei miei libri preferiti in assoluto, e forse questo incide sul parere che ho della dedica che apre il volume: una frase ermetica che solo i diretti interessati (forse) capiscono. Sarà per la struttura tripartita e per tutti quelle congiunzioni, ma questa è una dedica che ha ritmo ed è stata una delle prime cui ho pensato quando mi sono messo a scrivere questo post.

A S., maledizione
(Roberto Saviano, Gomorra)

Definitiva. Nello scrivere la dedica del libro che ha scosso le coscienze di molti, Roberto Saviano elimina tutto il superfluo – a partire dal nome del destinatario – ma allo stesso tempo dice ogni cosa e, forse, anche di più. Una dedica che entra nella storia.

A Elisa. Perché è Elisa
(Paolo Peverini, Il videoclip)

Questo è l’esempio lampante di come le dediche fulminanti possano trovarsi ovunque, anche nei libri di testo universitari. Il videoclip di Paolo Peverini era uno dei libri inclusi nel corso di Semiotica che ho frequentato all’università: quando lo aprii e mi trovai di fronte a questa dedica, così perfetta nella sua essenzialità, capii subito che avremmo avuto un buon rapporto.

Con riconoscenza
per ciò che rende
gli uomini
capaci di realizzare
l’impossibile
(Alfred Lansing, Endurance. L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud)

Endurance è un libro straordinario che ripercorre la ancora più straordinaria impresa di Ernest Shackleton e dei suoi uomini, che tra il 1914 e il 1915 rimasero bloccati tra i ghiacci del Polo Sud e furono protagonisti di una delle più incredibili storie di sopravvivenza di tutti i tempi. Incredibile, quindi impossibile, eppure tutto vero: per questo la dedica posta all’inizio del libro non è rivolta a nessuno in particolare, ma semplicemente all’intero genere umano.

Bonus track:

The following is a work of fiction. Any resemblance to persons living or dead is purely coincidental. Especially you Jenny Beckman. Bitch.
(500 giorni insieme, di Marc Webb)

Ok, non è un libro e proprio per questo è fuori categoria. Ma parlando di dediche memorabili non può sfuggirvi questa chicca che compare all’inizio del film 500 giorni insieme. Poco importa se l’ottima Jenny sia realmente esistita o se si tratti semplicemente di un alter ego: qui c’è qualcuno che si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa, e lo ha fatto in maniera epica.

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Un pensiero su “Elogio del paratesto: le dediche dei libri

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