La leva cinematografica del 2006

Qualche giorno fa mi sono accorto improvvisamente che sono passati dieci anni dal 2006. Scoperte di un certo peso, come potete immaginare. Il fatto è che ho sempre avuto una morbosa attrazione verso le ricorrenze tonde, senza contare che ho un animo che si impantana facilmente nella nostalgia.

Insomma, mi sono messo a pensare al 2006. E la prima cosa che mi è venuta in mente non è stato il popopopo che ha accompagnato i Mondiali in Germania, ma una lista apparentemente scollegata di film visti al cinema. Il 2006 è stato infatti l’anno in cui ho cominciato ad andare con regolarità al cinema. È stato anche un momento irripetibile, perché avevo diciassette anni e quei film, in un modo o nell’altro, hanno plasmato me e la mia idea di cinema. (Sarebbe più corretto dire “consolidato”: la mia idea di cinema è nata nel Settembre 1999, davanti a uno schermo gigante e nel glorioso Dolby Surround in cui venne proiettato Star Wars Episodio I)

Credo di averlo già scritto da qualche parte: un tempo andavo poco al cinema, ma ogni volta a colpo sicuro. Vedevo quei quattro film all’anno e li sceglievo bene: andare al cinema era un evento eccezionale per uno che viveva in campagna, quindi non potevo permettermi il lusso di sbagliare film. Il 2006 fu invece il primo anno in cui cominciai a sbagliare con costanza: trascinai degli amici a vedere Inside Man di Spike Lee e non mi piacque per niente; discorso analogo per Blood Diamond di Edward Zwick, un film che poteva essere e invece non è stato. Ma tutto questo fa parte del gioco, e col tempo ho imparato a capire che vedere film brutti è il modo migliore per capire quali sono quelli belli.

Se ripenso al mio 2006 cinematografico mi vengono in mente soprattutto sei film belli, o che comunque mi sembrarono tali all’epoca. Curiosamente, di tutti questi film negli anni seguenti comprai il Dvd. Perché il 2006 fu anche l’anno in cui cominciai a comprare Dvd (per poi ordinarli in ordine di casa di produzione). Preistoria, non compro più film in home video: occupano spazio, si impolverano e in fin dei conti non li vedo mai. Tutto questo per dire che ognuna di quelle pellicole viste in sala mi ha dato qualcosa e ha contribuito a far scattare la scintilla verso il cinema: roba che io quell’anno mi ero messo in testa di diventare un regista cinematografico, per dire.

Alcuni di questi film li ho visti e rivisti, altri non li vedo praticamente da allora. Chissà che effetto mi farebbe rivederli adesso, dieci anni dopo: sarebbe un esperimento interessante. Allora mi sembrarono tutti dei gran filmoni, passandomi l’idea che il cinema era soprattutto evasione e spettacolarità: concetti che mi sono rimasti attaccati addosso e che ancora oggi guidano i miei gusti e le mie preferenze.

Munich di Steven Spielberg
Nel 2006 ero reduce da un periodo fortemente spielberghiano, durante il quale avevo visto tutti i suoi film più importanti e avevo deciso che era il mio regista preferito. Scelta di una banalità sconcertante, ma c’è un punto su cui non ho mai cambiato idea: ce ne sono pochi di registi che hanno la tecnica e il senso del ritmo del buon Steven (in parte grazie anche al suo stuolo di collaboratori abituali). Munich fu un po’ la summa e la conferma di questo pensiero: di questo film adorai la fotografia “sporca” (Spielberg la volle anni ’70) e certi movimenti di macchina (la telecamera è sempre nel punto giusto).
Non ho più rivisto Munich – non integralmente almeno – ma lo considero uno dei film migliori di Spielberg.

V per Vendetta di James McTeigue
Ho un ricordo molto preciso del giorno in cui vidi questo film. Era un lunedì elettorale di Aprile, la città era avvolta dalla nebbia e, dopo la visione, io e due amici andammo a passeggiare sul lungomare. Non incontrammo anima viva e passammo del tempo a filosofeggiare sulla vita e sul futuro come solo a diciassette anni si può fare. V per Vendetta fu un film che sbucò un po’ dal nulla, visto che non avevo letto né conoscevo la graphic novel da cui è tratto, ma fu uno degli eventi dell’anno. Il classico film di cui percepivo le imperfezioni senza individuarle esattamente, ma tanto la carica emotiva della pellicola bastava e avanzava. O forse era la presenza di Natalie Portman, chissà.
Avrò rivisto questo film sì e no mezza volta in Dvd da allora; nel frattempo ha forgiato l’immaginario dei movimenti di protesta di mezzo mondo.

Flags of our Fathers di Clint Eastwood
Questo film arrivò nel pieno della seconda giovinezza di Clint Eastwood, ma io allora non avevo visto quasi nessuno dei suoi film da regista. Di Flags of our Fathers sapevo tante cose quando lo andai a vedere, e la più interessante era che di lì a pochi mesi sarebbe uscito un secondo film – Lettere da Iwo Jima – che avrebbe raccontato la stessa storia vista dal fronte opposto: una mossa che all’epoca mi sembrò in egual misura geniale e sconvolgente. Flags of our Fathers mi piacque tantissimo e rimasi letteralmente incantato dai colori del film, in particolare le immagini sui toni del blu e del grigio con cui è stata immortalata la battaglia.
L’ho rivisto in seguito e sono rimasto sorpreso dal suo ritmo, a tratti anche piuttosto lento.
(Per settimane, dopo la visione, tormentai la tipa del cinema di provincia per sapere quando avrebbero proiettato Lettere da Iwo Jima. La data era sempre vaga e indefinita, finché non si perse nelle nebbie del tempo. L’ho visto solo nel 2014: bellissimo)

The Departed di Martin Scorsese
Una delle colonne sonore del mio ultimo anno di liceo fu un pezzaccio punk metal che risponde al nome di I’m Shipping Up to Boston. Il motivo? Questa canzone accompagna alcune delle scene più memorabili di The Departed, un film che si può fregiare di un titolo niente male: è uno dei pochissimi che ho visto due volte al cinema (vabbè, la seconda costava 3€). Merito soprattutto della performance strabiliante dell’intero cast, dei colpi di scena e di una trama che tratteggia uno dei miei temi preferiti (l’ambigua linea di confine tra il Bene e il Male).
L’ho rivisto diverse volte negli anni, e ogni volta è stata una visione potente come la prima.

Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma di Gore Verbinski
Ho un debole totale per i pirati, o meglio per l’idea romantica (e storicamente inesatta) della pirateria che secoli di narrativa ci hanno trasmesso. E sì, mi piace la saga di Pirati dei Caraibi, pur con tutti i suoi alti e bassi (molto bassi nel caso del famigerato quarto episodio). La maledizione del forziere fantasma è stato il primo della serie che ho visto al cinema ed è anche il mio preferito: ha il giusto mix tra avventure piratesche, smargiassate ed elementi fantasy che dovrebbe contraddistinguere una saga come questa. Senza contare le scene spettacolari (il Kraken!) e un triello finale da saga vera.
Inutile dire che l’ho visto e rivisto, oltre che difeso dai suoi molti detrattori.

Cars di John Lasseter
Beh, che dire? Uno dei film che tutti odiano tranne me, nonché uno dei film che mi fanno commuovere (quasi) fino alle lacrime. Cars sempre e comunque, ricordatevelo.

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6 pensieri su “La leva cinematografica del 2006

  1. Ho visto tutti e 6 i film da te indicati a parte – curiosità questa – quello del mio preferito regista, ossia Clint.
    L’avversione per i film bellici mi ha sempre tenuto lontano da questo film , che per altro ho nel mio hdd da tempo immemorabile insieme al “gemello” Lettere da Iwo Jima.

    Degli altri 5 si può solo dire che son tutti filmoni, tutti belli anche se a modo loro e che a tutti sono legato.
    Se mi dicessi di estrarne uno E SOLO UNO dal mazzo, probabilmente direi V per Vendetta, perchè è quello più immaginifico ed emotivo, anche se forse il più bello del lotto è The Departed.

    Mi permetto infine di segnalarti alcuni film usciti proprio nel 2006 e che io ricordo con grande piacere:

    The Prestige: filmone assoluto, il migliore di Nolan (esclusi quelli sul Cavaliere Oscuro, ovviamente).
    Guida per riconoscere i tuoi santi: altro meraviglioso film che sa affrescare come pochi sentimenti e pulsioni tra diverse generenazioni.
    Rocky Balboa: ok ok ok, è l’ennesimo sequel di una saga che probabilmente aveva finito di avere qualcosa di interessante da dire dopo il primo capitolo, tuttavia questo Rocky invecchiato e solo mi ha intenerito. Forse il finale è un po’ troppo pataccone, ma il resto del film è delizioso.

    • Grazie per il bel commento! Mi associo al buon Ivan e anch’io ti consiglio di vedere i film di Eastwood su Iwo Jima. Sono due film molto diversi tra loro, non solo per la prospettiva sul fatto storico. E concordo con Ivan sul fatto che in particolare “Lettere da Iwo Jima” sia lacerante. (Consiglio la visione di “Lettere da Iwo Jima” in giapponese con sottotitoli, l’unica versione approvata dal regista)

      Degli altri film del 2006 da te citati ho visto solo “The Prestige”, recuperato l’anno scorso: molto molto bello, mi sarebbe piaciuto vederlo all’epoca! “Guida per riconoscere i tuoi santi” lo conosco solo di nome ma sembra interessante. Di “Rocky Balboa” se ne parlò benissimo, ma non sono così fan della serie per andare a vederlo di corsa 🙂

  2. Che bei ricordi…Flags of our fathers è uno dei film per adulti di cui mi innamorai per primo, mentre tra i citati sceglierei lo stupendo Munich di Spielberg.

    • È vero, anche per me “Flags of our fathers” fu uno dei primi film per adulti visti al cinema. Forse anche per questo sono così legato a questo film. E in fin dei conti un discorso analogo vale per “Munich”.

      Grazie per il commento!

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