L’inattesa piega della Storia

Una delle più belle eredità che mi ha lasciato l’aver frequentato per due anni Milano è l’abitudine di comprare libri usati. Allo storico Libraccio sui Navigli ho trovato alcune belle chicche, titoli fuori commercio o semplicemente libri cui ho accordato una chance al 50% di sconto.

L’ultima volta sono tornato a casa con due libri in un certo senso affini: Storia di Karel di Antonio Pennacchi e L’inattesa piega degli eventi di Enrico Brizzi. Affini perché sono entrambi libri di genere scritti da autori che di solito scrivono altro; e affini perché entrambe le opere, in un certo senso, ricadono sotto la grande ala protettrice della fantascienza (space opera la prima, ucronia la seconda). Di Storia di Karel non parlerò – potrei riassumere i miei sentimenti verso questo libro con un banale “parte benissimo ma poi si perde da qualche parte nella Pianura Pontina” – mentre il libro di Brizzi mi è piaciuto, mi è piaciuto parecchio, e voglio raccontarvi qualcosa in più.

La prima cosa che mi ha colpito di L’inattesa piega degli eventi (Baldini Castoldi Dalai, 2008) è stata la copertina: otto “figurine” disegnate, a figura intera, raffiguranti altrettanti calciatori di squadre con nomi come Audax Addis Abeba, Marittimo Mogadiscio e Fiamme Nere Gibuti. La quarta di copertina ci ha messo del suo, descrivendo lo scenario in cui è ambientata la vicenda: un 1960 alternativo in cui l’Italia fascista non si è alleata con la Germania nazista, uscendo vincitrice dalla Seconda Guerra Mondiale e conservando il proprio impero coloniale. Calcio e più classica delle ucronie, ovvero tutte le premesse per rendere il libro quantomeno interessante.

Secondo punto a favore del libro, prima ancora di cominciarlo: gran parte della storia si svolge in Africa Orientale, nelle colonie italianizzate. Ultimamente mi sono interessato molto all’Africa come scenario di opere di narrativa – specie se fantascientifica – per cui ero parecchio curioso di immergermi nell’atmosfera esotica di questo romanzo.

La trama, in due parole, racconta del giornalista sportivo Lorenzo Pellegrini che, alla vigilia delle Olimpiadi di Roma, viene punito dal direttore del suo giornale e inviato nelle colonie per un reportage sulla Serie Africa (nome geniale), il campionato di calcio che riunisce squadre etiopi, eritree e somale. Come nella migliore delle tradizioni il viaggio, dapprima odiato, diventerà un momento di crescita interiore e maturazione per il protagonista.

Nelle oltre 500 pagine di cui si compone il libro di cose ne succedono parecchie, ma ci sono due cardini su cui ruota più o meno tutto l’universo di questo romanzo. Il primo è naturalmente il calcio. Mi sarebbe piaciuto essere l’autore di questo libro per il modo in cui si è divertito – perché sono sicuro che si è divertito da matti – a inventare la fantomatica Serie Africa, con le sue squadre, i suoi giocatori e i suoi eroi. Da piccolo non c’era mondo che inventassi che non avesse il suo campionato di calcio: nell’Africa Orientale descritta da Brizzi ci ho rivisto questa giocosa fantasia della mia infanzia. Il calcio occupa parecchio spazio nell’economia del libro, anche a livello di descrizioni di gioco, per cui suppongo che esserne del tutto a digiuno possa essere un ostacolo. Di certo, se si conosce anche solo minimamente questo sport, si apprezzerà il lavoro certosino di Brizzi, sin a partire dalle divise.

Il secondo cardine del romanzo è invece quello più strettamente connesso con la dimensione fantapolitica/ucronica del libro. Anche qui emerge con forza il lavoro fatto dall’autore: lo scenario politico italiano è ben delineato, così come la situazione nelle colonie. Personaggi storici realmente esistiti interagiscono con altri inventati di sana pianta, in un calderone ribollente di tensioni sociali che culmina nella seconda parte del romanzo, dove viene descritto uno scenario verosimile di guerra civile. Il tutto è talmente ben costruito che lo stesso Brizzi se ne deve essere accorto, visto che ha in seguito scritto altri due libri che fungono da prequel e sfruttano il medesimo sfondo ucronico.

Ovviamente i due principali temi del romanzo sono strettamente intrecciati: la Serie Africa è dominata dalle tensioni politiche, con squadre di soli bianchi che ricevono la simpatia e i finanziamenti dei poteri forti e squadre ribelli che scendono in campo miste, sfidando apertamente il regime. Scontri tra tifoserie, arbitri corrotti, presidenti pescecani: c’è un po’ di tutto in questo libro, ma è talmente ben mescolato che può solo far piacere. A un certo punto il protagonista della storia comincerà letteralmente a fare il tifo per una delle squadre, e con lui, inevitabilmente, anche il lettore. Può sembrare assurdo, ma in certe pagine si rimane col fiato sospeso in attesa di conoscere come andrà a finire la partita immaginaria di una squadra immaginaria di un luogo e un tempo immaginari. Ma questa è la magia della scrittura, in fondo.

Nel cuore del libro, tra una partita di Serie Africa e una cospirazione partigiana, scorre un fiume in piena di personaggi fortemente caratterizzati: dal calciatore ribelle che organizza la lotta antifascista all’attempato eroe africano che guida la sua squadra, fino ad arrivare al sofisticato regista di film porno (un personaggio inutile ai fini della storia, sia chiaro, ma di rara memorabilità). Infinita è poi la lista delle comparse, a partire dai giocatori di ogni squadra, tutti con una loro storia e un vissuto alle spalle.

L’inattesa piega degli eventi è un romanzo interessante da tanti punti di vista. Non è esente da difetti: l’ho trovato un po’ troppo lungo, con alcune lungaggini non necessarie soprattutto nella prima parte, quella ambientata in Eritrea; e poi sembra finire in modo troppo affrettato, sbilanciando in un certo senso la struttura dell’intero volume.

Per il resto è ben scritto, scorrevole e anche piuttosto appassionante. Certo, probabilmente dovete avere un minimo di dimestichezza col calcio e la fantapolitica per apprezzarlo a pieno, ma fossi in voi un tentativo lo farei in ogni caso. Le vicende dell’editore, fallito nel 2014, hanno reso piuttosto difficile recuperare il libro in maniera tradizionale, ma sia Amazon che Ibs vendono alcuni fondi di magazzino a un prezzo scontato. Consideratelo un invito alla lettura: anche io l’ho pescato a metà prezzo e non me ne sono pentito.

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2 pensieri su “L’inattesa piega della Storia

  1. Anch’io da qualche tempo ho preso l’abitudine di comprare libri usati. È bello soprattutto rovistare tra un cumulo di libri senza cercarne uno in particolare, aspettando che qualche titolo attiri la nostra attenzione.

    • Perfettamente d’accordo con te. In effetti è proprio quello che è successo con il libro in questione, mi ha attirato la copertina e poi è venuto tutto il resto.
      Grazie per il commento!

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