Se questo fosse un film americano

Se questo fosse un film americano, saremmo qui a parlare di Oscar al miglior attore, di grandi storie di rivincita e di una regia mozzafiato. Qualcuno storcerebbe il naso di fronte ad alcune scelte di sceneggiatura, altri elogerebbero il ritmo incalzante o la composizione delle scene, o magari la scelta delle musiche. Alcuni lo attenderebbero per settimane, forse mesi, e soprattutto la gente accorrerebbe in massa a vederlo al cinema.

Se questo fosse un film americano, il suo attore principale verrebbe candidato all’Oscar e avrebbe tutti i pronostici dalla sua parte. È un ruolo tagliato su misura per piacere all’Academy: un attore noto per il suo fascino che si cala nei panni di un tossicodipendente, si imbruttisce, si fa i denti gialli, i capelli unti e dimagrisce qualche chilo di troppo; il tutto montato su un lavoro notevole sulla recitazione (a partire dal dialetto parlato) e su un percorso narrativo di discesa all’inferno e redenzione. Ci vedrei bene Matthew McConaughey, per dire.

Se questo fosse un film americano, la sua trama si troverebbe sul Manuale del film perfetto, alle voci “Rivincita” e “Film sportivo”. C’è l’ex pilota decaduto, perso nelle spire della droga, che si rimette in gioco un po’ per amor di famiglia e un po’ per interesse personale. C’è la ragazzina prodigio orfana, che ha bisogno di un mentore e di un duro allenamento prima di arrivare al successo. C’è il vecchio meccanico di fiducia, con la faccia rugosa da caratterista, il classico personaggio che ci crede fino in fondo ed è l’ultimo a mollare. C’è anche il cattivo, sullo sfondo ma c’è, ed è imbronciato quanto basta. Tutti elementi necessari per mettere in scena una storia come ne abbiamo già viste mille, ma che in fondo è esattamente quello che vogliamo vedere sullo schermo.

Se questo fosse un film americano, il suo regista sarebbe acclamato come uno dei talenti più puri e promettenti della sua generazione. Mette insieme dal nulla un film sull’automobilismo in cui ci sono tantissime scene – guarda un po’ – di corse automobilistiche. E non scene di repertorio (qualcuna sì ogni tanto, è vero, ma pochissime), ma vere e propri pezzi di girato, con incidenti, sorpassi, derapate e quant’altro. E la telecamera che ondeggia in pista, si attacca ai paraurti, si sofferma sul sudore nel casco dei piloti. E poi il ralenti, maledizione, proprio del tipo che piace a me: quello inutile, che inquadra il cordolo su cui passa sfrecciando la macchina, o i fili d’erba strappati dalla ruota, o i pezzetti di asfalto che si staccano da terra. È un tipo che sa come si gira un film del genere, se si permette anche il lusso di filmare, tra l’altro: un inseguimento in città, una fuga in motorino contromano e una gara clandestina tra i sassi di Matera.

Se questo fosse un film americano, noteremmo che anche la colonna sonora fa la sua parte. Ogni singola scena ha il suo giusto contrappunto musicale: da brani strumentali composti appositamente (magistrale quello teso a base di violini che accompagna l’ultima corsa) a canzoni che spaziano dal rap all’indie rock (tipo questa, pompata a tutto volume sul finale e sui titoli di coda). Come è giusto che sia nel cinema contemporaneo, dopotutto.

Se questo fosse un film americano, io sarei stato il primo ad attenderlo da tempo. Ne avrei seguito le varie fasi, avrei visto il trailer, avrei aspettato ogni notizia in merito. Poi avrei atteso pazientemente che arrivasse al cinema e non me lo sarei perso per niente al mondo. E magari sarei rimasto deluso.

Ma la verità è che questo è un film italiano, si chiama Veloce come il vento, il protagonista è Stefano Accorsi, il dialetto che si parla è il romagnolo, il regista è Matteo Rovere e io fino a un paio di settimane fa neanche sapevo che questo film esistesse. Ah, è anche il film italiano più bello degli ultimi dieci anni per me.

Andate a vederlo al cinema – il luogo in cui si apprezza meglio una pellicola del genere – e approfittate di questi giorni di sconti sui biglietti. Perché ogni tanto (e ultimamente succede sempre più spesso) è bello scoprire che anche noi italiani possiamo andare a giocare nel giardino degli americani, mettendoci al loro stesso livello. O forse un paio di gradini più su.

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11 pensieri su “Se questo fosse un film americano

  1. Caspiterina quanti bei complimenti.
    Ho visto il trailer giusto 3 giorni fa: pur essendo interessante non mi aveva colpito.
    A questo punto però non posso esimermi dal dargli una chance 😀

  2. Pingback: Canzoni che ho scoperto nei film | Troppo lontani dalle stelle

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