10 videogiochi della mia infanzia

Qualche tempo fa ho scritto un post sui 12 film della mia infanzia. È stato uno degli articoli più divertenti da scrivere, oltre che una bella occasione per confrontarsi con i gusti e le ossessioni dei miei coetanei. Avrei sempre voluto dare un seguito a quel post, e così eccomi qui a scrivere dei videogiochi della mia infanzia. O forse semplicemente non ho idee per altri post.

Quello che voglio fare non è disegnare una cartografia della mia infanzia. L’intento di questo post – come di quello che l’ha preceduto – è sia personale che generazionale: probabilmente molti si ritroveranno nelle mie scelte, se hanno l’età giusta. La nostalgia non è mai stata così di moda, quindi facciamo insieme questo viaggio nel tempo.

Doverosa premessa: questa lista, a differenza di altre (film e libri) è inevitabilmente influenzata dalle piattaforme, dall’hardware. Io mi sono approcciato ai videogiochi abbastanza presto, cominciando con il Pc: era l’epoca del DOS, dei pixel giganti e delle stringhe di codice con il .exe. Di giochi ne avevo pochi, e forse era meglio così perché me li gustavo fino in fondo. In questa lista troverete quindi solo giochi per Pc: niente console, quelle sono venute dopo. La lista non è in ordine di preferenza, ma nell’ordine cronologico in cui li ho giocati. Ovviamente ho dovuto lasciare fuori molti titoli per ragioni di spazio: sono rimasti solo quelli fondamentali e qualche chicca. Bene, si va.

10) Prince of Persia (Brøderbund, 1989). Semplicemente il mio primo videogioco (non ci giocavo neanche, a dire il vero, ma guardavo mio padre farlo). La faccenda era semplice: il malvagio visir vuole obbligare la bella principessa a sposarlo, e allora fa imprigionare l’eroe di cui lei è in realtà innamorata. Il resto era un classico gioco a piattaforme con grafica bidimensionale, pieno zeppo di nemici, trabocchetti, e passaggi segreti. Oggi giochi così difficili non li fanno più: nessun salvataggio intermedio all’interno dei livelli, avversari tosti e, soprattutto, una sola ora di tempo per finire il gioco.
Ricordi personali: le “bocche” che rischiavano di affettare il protagonista (e quanto sangue quando ci finivi dentro!); gli scheletri immortali (per sconfiggerli dovevi farli cadere nel vuoto); e l’alter ego malvagio del protagonista, al centro di uno degli enigmi più difficili della storia videoludica (al punto che mio padre – in un’epoca senza internet – dovette chiamare un nostro amico per farsi dire come andare avanti). Se volete giocarci – ma vi avverto, ci butterete il sangue – è disponibile in versione browser sull’internet archive.

9) PC Calcio (Dinamic Multimedia, 1995-1998). Nel corso degli anni ho scoperto con piacere di non essere l’unico sentimentalmente legato a questa serie di videogiochi manageriali. In PC Calcio sceglievi una squadra di calcio e facevi tutto: presidente, direttore sportivo, allenatore. Io avevo 8 anni e costruivo stadi, rinnovavo contratti e sceglievo chi far allenare su cosa. Di anno in anno la serie migliorava sempre di più, permettendo un controllo ancora più approfondito e aggiungendo campionati sempre più estremi (nel Liechtenstein figurava soltanto una squadra, il Vaduz).
Ricordi personali: portare la Lucchese dalla B alla Coppa dei Campioni; vincere 4 scudetti di fila con l’Udinese; il bug di PC Calcio 4 che permetteva regolarmente a mio fratello di tirare da calcio di inizio e segnare.

8) Aladdin (Disney Interactive, 1993). Qualcuno potrebbe pensare che io abbia passato la mia infanzia a salvare principesse in pericolo in Medio Oriente, ma vi giuro che non è così. Solo che questo gioco è un capolavoro, di gran lunga il miglior videogioco Disney di sempre. Aladdin seguiva la trama del film omonimo, di livello in livello, con nemici sempre più agguerriti e situazioni sempre più improbabili. C’era un livello in cui bisognava fuggire a bordo del tappeto dalla caverna che collassava, inseguiti dalla lava: una roba epica, vi assicuro. Nei livelli bonus usavi la scimmia Abu e potevi fare un sacco di punti (che poi non ho mai capito a cosa servissero).
Ricordi personali: questo gioco aveva una colonna sonora pazzesca, nel glorioso splendore del low-fi dell’epoca. Il mio pezzo preferito ha un nome che dice tutto: Arab Rock.

7) Grand Prix 2 (MicroProse, 1996). Fermi tutti, mi sono improvvisamente ricordato di questo videogioco e lo devo inserire in lista per forza. Si tratta di un simulatore di Formula 1, con le licenze dei piloti e dei circuiti della stagione 1994. La cosa sconvolgente, per l’epoca, era la grafica: certo, il volante non girava mai neanche in curva, ma gli specchietti retrovisori funzionanti mi lasciavano a bocca aperta. Per non parlare degli effetti degli incidenti sulle macchine.
Ricordi personali: a un certo punto mi regalarono volante e pedali da collegare al Pc. All’epoca ero troppo stupido per apprezzare pienamente questa fortuna, quindi voglio sottolineare questo concetto adesso che me ne rendo davvero conto: io giocavo a Grand Prix 2 con volante e pedali! I miei amici impazzivano quando venivano a casa mia.

6) Pitfall: The Mayan Adventure (Activision, 1996). I platform avventurosi andavano forte negli anni ’90. Questo Pitfall io non l’ho mai finito e lo ricordo come uno dei giochi più frustranti di sempre. Ma mi piaceva tantissimo: giungle, sabbie mobili, miniere, cascate, antichi templi Maya; non gli mancava proprio niente. La grafica non era affatto male e contribuiva non poco al fascino di questo epigono di Indiana Jones.
Ricordi personali: il livello più intrigante era quello all’interno della miniera, dove per un tratto si viaggiava a bordo di un vecchio carrello.

5) Star Wars Jedi Knight: Dark Forces II (LucasArts, 1997). Per essere un fan di Star Wars, io non ho dato poi moltissimi soldi a George Lucas: niente merchandising o memorabilia a casa mia. In compenso, mi sono dato da fare con i videogiochi, e questo Jedi Knight è sicuramente uno dei più belli. Sparatutto a livelli, secondo episodio di una saga piuttosto fortunata, raccontava la storia di Kyle Katarn e permetteva sia di sparare che di usare la spada laser (con visuale in prima persona!). Per l’epoca la grafica era pazzesca: mi stupiva soprattutto il bagliore luminoso emanato dalla spada laser.
Ricordi personali: c’era una scena buffissima in cui un gruppo di nemici si prendeva a pugni in una taverna. E poi i boss di fine livello: uno dei più terribili era una coppia di avversari mal assortiti (uno piccolo e velocissimo, l’altro enorme e lentissimo).

4) Avventure grafiche varie (vari, 1997-2000). Dico da sempre che le avventure grafiche sono il mio genere videoludico preferito, ma la verità è che ne ho giocate pochissime. Solo che le ho giocate nel momento giusto: durante l’infanzia, quando ero ancora tutto da plasmare. A Grim Fandango ho dedicato un post intero, ma voglio citare anche Hollywood Monsters (piccolo gioiello semi-sconosciuto), Broken Sword (il primo su tutti, autentico capolavoro) e ovviamente la saga di Monkey Island (il terzo episodio resterà per sempre il mio videogioco preferito. Punto). Ho amato a tal punto queste avventure grafiche che ho cercato qualcosa di loro in tutti i giochi che ho approcciato in seguito, rimanendo ogni volta deluso.
Ricordi personali: troppi.

3) Tomb Raider III (Core Design, 1998). Non sono mai stato un fan della serie Tomb Raider (anche se il quarto capitolo era bellissimo), ma in qualche modo questo terzo episodio ha caratterizzato un periodo della mia infanzia. Il gioco aveva una trama, diverse missioni in giro per il mondo, ognuna con nemici e trabocchetti, ma io di fatto non sono mai andato oltre il primo livello. Il mio unico divertimento, in Tomb Raider III, era giocare e rigiocare il livello di allenamento, ambientato nella super-villa della protagonista. Andavo in giro per questo livello a fare acrobazie senza senso, seguito ovunque da un vecchio maggiordomo con divisa e vassoio: e, visto che questo tipo era immortale (gli sparavi, cadeva e si rialzava), finiva con l’essere il mio unico obiettivo. Tutto qui: un gioco intero a disposizione e io giocavo al tiro al bersaglio con un maggiordomo.
Ricordi personali: non basta tutto questo?

2) Bonkheads (1 AM Entertainment, 1998). Se mi dicessero che io e mio fratello siamo gli unici al mondo a conoscere questo gioco, probabilmente non batterei ciglio. Bonkheads era un platform bidimensionale giocabile in singolo o in due giocatori. C’era un’infinità di livelli (144, leggo su diversi siti) di crescente difficoltà, suddivisi in una serie di “mondi” con caratteristiche e nemici propri. C’era una trama? Chissà, noi andavamo avanti per inerzia, affrontando boss fuori di testa (un ratto gigante, un t-rex e una specie di diavolo).
Ricordi personali: i livelli erano pieni di segreti e cose da scoprire, pur nella loro semplicità. Adoravo il modo in cui ogni mondo avesse le sue difficoltà: c’era quello sottomarino in cui si poteva planare dolcemente, o quello con le superfici cosparse d’olio in cui era impossibile controllare i personaggi.

1) Age of Empires II (Ensemble Studios, 1999). Di Age of Empires I avevo solo una demo, in inglese: è lì che ho imparato termini utilissimi nella vita quotidiana, tipo “whale”. Poi è arrivato Age of Empires II: il gioco di strategia perfetto, nel periodo storico più succulento di sempre, il Medioevo. Le campagne (una per ogni personaggio storico, da Giovanna d’Arco a Federico Barbarossa) erano ben strutturate, ma credo di aver passato mesi a giocare mappe casuali senza soluzione di continuità.
Ricordi personali: c’era un editor di mappe, ma non ho mai avuto la pazienza di padroneggiarlo, e oggi un po’ me ne pento. Non dimenticherò mai le sequenza di raccordo delle campagne: semplici disegni su sfondo statico, ma accompagnate da un doppiaggio magistrale.

BONUS: Duke Nukem 3D (3D Realms, 1996). Di questo avevo solo la demo del primo livello, e meno male. Ricordo solo che c’erano le spogliarelliste e che se passavi sui corpi dei nemici poi lasciavi le impronte sporche di sangue. Un sano gioco educativo come non se ne fanno più.

Annunci

4 pensieri su “10 videogiochi della mia infanzia

  1. I tuoi articoli sui videogiochi sono sempre nostalgici e piacevoli da leggere, soprattutto per gli appassionati di vecchia data… Peccato che devi sempre macchiarli con quelle frasi conclusive del tipo “…non ci sono più i giochi di una volta”. Se solo ti comprassi una bella PS4 ti si aprirebbe un mondo fatto di quella stessa magia che ha illuminato la tua infanzia videoludica.

  2. Tomb raider 3 uscì quando ero ancora piccolo, mio padre me lo comprò ma il pc non riusciva a farlo girare decentemente perchè senza scheda video :(. Abbassai comunque la risoluzione e me lo provai a gustare in opengl ma con tutti i limiti tecnici. Lo trovai difficilissimo, neanche io riuscii a superare il primo livello xD, giocai praticamente l’ intero gioco con il trucco del “salta livello”, per guardarmi tutte le scene d’ intermezzo, tranne quello della prigione che riuscii a completarlo da solo. “troppi ricordi”

    • Anche io ero molto piccolo all’epoca di quel gioco, troppo per apprezzare il gioco in sé. Forse per questo mi dedicavo solo al livello di allentamento. PS: bella la citazione “troppi ricordi” 😉
      Grazie per il commento!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...