Canale Mussolini, storia della mia terra

È proprio vero: i luoghi del mondo esistono soltanto se sono grandi abbastanza da comparire in un’opera di narrativa. Quanti spazi bianchi ci sono sul nostro planisfero mentale? E a quanti luoghi abbiamo tributato più spazio di quanto ne meriterebbero? Stephen King ha fatto la fortuna del Maine ma perché, per esempio, nessuno scrive romanzi ambientati in provincia di Latina?

Io nella provincia di Latina ci sono cresciuto e ci trascorro ancora un bel po’ di tempo, per cui ho sempre avuto la sindrome di vivere in un posto che la gente ignora dove sia (“Ma perché, Latina fa provincia?” mi disse una volta uno). Poi è arrivato Canale Mussolini di Antonio Pennacchi (Mondadori, 2010) e niente è stato più come prima: improvvisamente la provincia di Latina (o una sua parte, per essere precisi: l’Agro Pontino) è comparsa sulla carta del mondo, portandosi dietro una storia e una mitologia ben precise. Mi sembra quasi che, sulla scia del libro, l’intera zona abbia beneficiato di un fervore culturale mai visto prima: forse, per la prima volta nella storia, si può parlare di una produzione culturale (letteraria, musicale, cinematografica) di stampo pontino.

Io arrivo sempre un po’ in ritardo alle svolte della storia, quindi Canale Mussolini l’ho letto soltanto ora, cinque anni dopo la pubblicazione, il successo commerciale e la vittoria del Premio Strega. Mi sono approcciato al libro come se dovessi colmare una lacuna derivante dalla mia appartenenza geografica, e invece ho scoperto un’opera bellissima e di un’epicità struggente.

Canale Mussolini racconta la storia (fittizia) dei Peruzzi, una famiglia contadina del ferrarese, e di come dovettero lasciare la propria terra per prendere parte alla bonifica delle Paludi Pontine. È la quintessenza della saga famigliare: la storia si snoda lungo quarant’anni di vicende italiane – dai primi del Novecento alla Seconda Guerra Mondiale – con il testimone che passa di generazione in generazione dai più vecchi ai più giovani. Il destino dei Peruzzi incrocia quello di personaggi storici – a partire da Mussolini – e si mischia a eventi storici – dalle guerre coloniali in Africa alla fondazione del partito fascista.

La famiglia del romanzo non esiste ma, come specificato dall’autore nella nota introduttiva, le sue vicende sono ispirate a quelle realmente accadute alle centinaia di coloni veneti, friulani ed emiliano-romagnoli che lasciarono il Nord per colonizzare una terra desolata. Vi sono confluiti chiari riferimenti autobiografici e un’infinità di racconti (Pennacchi, nei ringraziamenti, definisce le fonti orali “un elenco sterminato”), sullo sfondo delle vicende raccontate sui libri di storia.

La cosa curiosa è che, pur non amando le saghe famigliari, la vicenda mi ha preso sin da subito, sia per la bravura dell’autore nel caratterizzare i personaggi, sia per la sua abilità nel mischiare finzione e realtà storica. I Peruzzi incontrano personaggi storici, ci parlano, interagiscono con loro, invitano a cena Mussolini: è un tipo di finzione che collide con la realtà e apre gli scenari del possibile. Ma soprattutto è qualcosa che funziona e che rende viva la vicenda narrata.

La scelta vincente, in tutto ciò, è lo stile narrativo adottato da Pennacchi: tutta la storia è raccontata da uno dei Peruzzi in prima persona, rivolgendosi a un anonimo interlocutore. Il registro è basso, popolare, e la narrazione prosegue in maniera del tutto irregolare, con frequenti digressioni, racconti che cominciano e non si chiudono che venti pagine dopo, parentesi infinite che approfondiscono questo o quell’aspetto. Leggendo qua e là, sembra che proprio questo sia da molti considerato il difetto principale del romanzo, e non nego che nelle prime pagine l’effetto sia spiazzante. Poi ci si fa l’abitudine e tutto funziona a meraviglia, come se l’autore si rivolgesse direttamente al lettore in questo racconto-fiume.

Questa scelta stilistica se ne tira dietro un’altra che ne è la diretta conseguenza: i protagonisti del romanzo parlano in veneto-pontino, senza sottotitoli o note di traduzione. Non solo: visto che a raccontare la storia è un membro della famiglia, parlano in dialetto anche tutti gli altri personaggi. Leggere di Mussolini, Churchill o Hitler e sentirgli dire “Maladéti i Zorzi Vila” o “’Ndemo avanti” non è ridicolo, ma sfocia quasi nella poesia. Oltre a essere divertente da morire.

Dopo una prima parte ambientata tra Emilia e Veneto (corrispondente a circa un terzo del romanzo), la vicenda si sposta in Agro Pontino e assume dimensioni epiche. Pennacchi dà molte cose per scontate – dalla topografia di Latina ai riferimenti ai piccoli borghi rurali della zona – al punto che mi sono chiesto quanto certi passaggi siano comprensibili a chi non conosce l’area. Il romanzo è stato però apprezzato un po’ ovunque, segno che in qualche modo la trama e i temi affrontati vanno al di là della caratterizzazioni dei luoghi. È indubbio però che per chi vive in Agro Pontino questo romanzo costituisca una vera e propria saga ai confini del mito, qualcosa che rende tangibile e immortale l’epopea dei nonni di molti miei coetanei.

“Bello o brutto che sia, questo è il libro per cui sono venuto al mondo” scrive nell’introduzione Pennacchi (che peraltro è lui stesso un personaggio con una storia molto particolare). Canale Mussolini copre un vuoto geografico, come dicevo in apertura, e credo abbia avuto il merito di raccontare una storia che pochi conoscevano. Lo fa romanzando la realtà e filtrando tutto attraverso l’ottica di una singola famiglia, ma il risultato finale è esattamente quello che doveva essere: una saga epica della modernità.

Saga che continua anche dopo la parola fine: è appena uscito Canale Mussolni – Capitolo secondo. Come dire, ormai la strada dell’Agro Pontino è aperta, tanto vale percorrerla fino in fondo.

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3 pensieri su “Canale Mussolini, storia della mia terra

  1. Commentavo un tuo articolo sull’America e mi sono imbattuta in questo. Incredibile, io ci sono nata e attualmente (ma sto per trasferirmi) ci vivo in provincia di Latina. Concordo in pieno con te: quasi una saga mitologica per noi dell’Agro Pontino.

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