L’uomo di Marte: manuale di sopravvivenza

Negli ultimi mesi ho letto diversi libri incentrati sul tema della sopravvivenza in ambienti ostili. Il primo è stato Nel cuore dell’oceano, di cui ho parlato in modo esteso in un post. Poi è stata la volta di Endurance, la storia del viaggio di Ernest Shackleton in Antartide (altro gran ben libro). Da ultimo, in una escalation di luoghi sempre più remoti e improbabili, è toccato a L’uomo di Marte di Andy Weir (Newton Compton Editori, 2014).

Era da un po’ di tempo che questo libro mi chiamava dagli scaffali delle librerie, solo che la frase con cui viene pubblicizzato sulla copertina – “Gravity incontra Robinson Crusoe. Un bestseller mondiale” – un po’ mi spaventava. Mi ero quindi informato sulla genesi del libro, e avevo scoperto che era nato come volume autopubblicato dall’autore esordiente, altro elemento che mi lasciava un po’ perplesso. A togliermi dall’imbarazzo ci ha pensato Amazon, che qualche settimana fa lo ha proposto tra le offerte del giorno a 0,99€: a quel punto è stato mio senza rimpianti.

(Da quando ho un Kindle e sono iscritto alla newsletter sulle offerte del giorno i miei azzardi letterari si sono moltiplicati. Un nome intrigante, un autore che magari non ho mai avuto il coraggio di affrontare, una trama originale: basta poco per convincermi a spendere 1€ o giù di lì. A dir la verità, molto raramente i risultati sono all’altezza delle aspettative: qualche tempo fa ho comprato Delitti bestiali di Patricia Highsmith, un’antologia di racconti in cui gli assassini sono degli animali. Per dire)

C’era anche un altro elemento de L’uomo di Marte che mi incuriosiva: nel 2015 diventerà un film per la regia di Ridley Scott, con un cast notevole che comprende tra gli altri Matt Damon, Jessica Chastain, Jeff Daniels e Sean Bean. Volevo leggere il libro prima di vedere il film, e ho fatto appena in tempo: proprio oggi sono uscite le primissime immagini ufficiali della pellicola.

L’uomo di Marte (titolo originale, più sottile: The Martian) racconta una storia semplice: durante il terzo sbarco umano su Marte (la missione Ares 3) uno dei componenti dell’equipaggio, Mark Watney, rimane ferito durante una frettolosa ripartenza d’emergenza e viene dato per morto dai compagni. Quando riprende conoscenza scopre di essere stato abbandonato sul Pianeta Rosso: si trova da solo, con viveri limitati e senza la possibilità di comunicare con la Terra. Online gira un’altra felice descrizione del libro: “Apollo 13 incontra Cast Away”. Dai preamboli potete dunque capire che la trama ruota tutta attorno alla sopravvivenza del protagonista.

Il libro è interessante per diversi motivi. Il primo a emergere, evidente già nei capitoli iniziali, è la sua profondità scientifica. Intendiamoci: io non sono uno scienziato e non capisco nulla di fisica e ingegneria, quindi non sono la persona più indicata per valutare l’attendibilità scientifica di quest’opera. Quello che posso dire, però, è che la trama e le vicissitudini del protagonista sono del tutto verosimili, in quanto corroborate da lunghe spiegazioni tecnico-scientifiche. Quando il nostro Mark Watney deve risolvere il problema della produzione di acqua, oppure deve generare calore, o ancora impiantare una produzione di patate su Marte (!), il modo in cui lo fa risulta perfettamente credibile e plausibile. C’è poi un fattore che gioca a favore dell’autore: nessuno di noi è stato su Marte, quindi nessuno ha la facoltà di smentirlo.

Il secondo pregio del libro è il suo ritmo. Parte subito bene, ma a un certo punto ingrana la quinta e non ti lascia più andare fino alla fine. Gli eventi cominciano a succedersi uno dopo l’altro e le minacce dell’ambiente ostile sembrano non finire mai: su Marte non c’è anima viva, ma in compenso ci sono parecchie minacce da cui guardarsi. A un certo punto scatta quel meccanismo denominato “un’altra pagina e poi smetto”, fino al culmine dell’ultimo capitolo, che ho personalmente divorato.

Un’altra scelta vincente è quella di alternare prima e terza persona. Gran parte del libro è costituita dal diario di bordo di Mark Watney, che aggiorna giorno dopo giorno (anzi, sol dopo sol: il giorno marziano dura 40 minuti in più di quello terrestre) sulla sua situazione e sui suoi progressi. A un certo punto, senza troppi spoiler, sulla Terra si accorgeranno del fatto che è ancora vivo, per cui il suo diario si alternerà con una narrazione più tradizionale incentrata sulla NASA e sui disperati tentativi di tirarlo fuori da Marte sano e salvo. Funziona: obiettivamente, alla lunga, il diario marziano mi avrebbe stufato; smorzato da parti narrative diverse, invece, diventa intrigante.

Con tutto questo non voglio dire che il libro sia perfetto. Le spiegazioni scientifiche sono a tratti troppo lunghe e potrebbero scoraggiare molti lettori. Lo spunto narrativo, come detto, riprende un topos della letteratura di tutti i tempi e potrebbe non essere così originale. Gli sviluppi della trama, poi, sono quelli che sono. Ma per fortuna tutto ciò viene smorzato da una sana dose di ironia: Mark Watney prende con molta filosofia il fatto di essere l’unico abitante di Marte, e riempie il suo diario personale di note divertenti e simpatiche. Proprio quello che ci voleva per alleggerire in maniera intelligente il libro.

E pensare che L’uomo di Marte rischiava di non arrivare mai al grande pubblico. Il suo autore, Andy Weir, è un programmatore informatico: apprendo dalla sua voce su Wikipedia che ha lavorato anche alla Blizzard, dove ha messo le mani su Warcraft 2; apprendo anche che “is currently single”, ma questo mi stupisce meno. Il buon Andy ha pubblicato il libro a puntate sul suo sito, prima di renderlo disponibile su Amazon a 99 centesimi: il resto è storia, adattamento firmato Ridley Scott compreso.

In definitiva: L’uomo di Marte è un libro di fantascienza in cui l’aspetto “fanta” è minoritario rispetto a quello “scienza”. È scritto bene, ha un ritmo solido, un buon cast di personaggi e quel giusto pizzico di ironia che rende il tutto ancora più godibile. È anche un libro pesantemente nerd, in più di un senso: si cita Star Wars e si spiega come creare l’acqua partendo da un paio di molecole. A me è piaciuto e aspetto con ansia l’adattamento cinematografico, visto che il materiale di partenza c’è: a chi fosse interessato consiglio di procurarselo e leggerselo tutto d’un fiato.

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