12 film della mia infanzia

Il mio ultimo post cominciava con una riflessione sul modo in cui vedevo i film da bambino e sulle sensazioni che provavo allora, più acute e potenti di quelle attuali. Buttando giù quelle righe mi è venuta voglia di andare alla riscoperta dei film della mia infanzia: è nato questo post-nostalgia, che ha la presunzione di essere personale e allo stesso tempo generazionale.

Sono nato nel 1989, quindi la gran parte dei film che seguiranno sono degli anni ’90 – decennio non ancora abbastanza celebrato, ma c’è tempo. Per forza di cose, troverete molti cartoni animati, parecchie produzioni Disney e un numero variabile di film imbarazzanti. Sono i film che guardavo e riguardavo in VHS, fino a consumare i nastri; film indimenticabili che forse mi hanno rovinato la vita, ma che non cambierei per nulla al mondo.

12) Alla ricerca della valle incanta (di Don Bluth, 1988). Un film sui dinosauri andava messo: ero indeciso tra questo e We Are Back – 4 dinosauri a New York, ma alla fine l’hanno spuntata Piedino & Co per il semplice fatto che avrò visto questo film un trilione di volte. Devo ammettere che oggi mi è rimasto ben poco di quelle visioni: c’era però un senso di minaccia incombente (il cattivo del film, Denti Aguzzi, era spaventoso) e ovviamente la morale era che l’amicizia vince su tutto. Scopro solo ora che il film venne prodotto da Spielberg e Lucas: come a dire che tutto torna, alla fine. Ha dato origine a una serie infinita di seguiti: confesso che un paio, da piccolo, li ho visti.

11) Stoffa da campioni (di Stephen Herek, 1992). Si tratta del primo film di una trilogia – i sequel si intitolano Piccoli grandi eroi (1994) e Ducks Una squadra a tutto ghiaccio (1996) – che andava in onda a ripetizione agli albori di Disney Channel. Tutta la serie è incentrata sulle vicende di un allenatore di una squadra giovanile di hockey su ghiaccio, che parte da Anaheim nel primo film e arriva ad allenare addirittura la nazionale nel terzo (memorabile la finale del campionato del mondo tra gli USA – bianchi e puri – e l’Islanda – neri e cattivi). Scopro ora che uno dei bambini era Joshua Jackson, più noto come Pacey di Dawson’s Creek. Al di là di tutto, questi film hanno fatto crescere me e mio fratello col mito dell’hockey su ghiaccio: ci giocavamo sul pavimento di casa usando gli ombrelli e le biglie. Bei tempi.

10) Balto (di Simon Wells, 1995). Balto è un film d’animazione che è molto noto a casa mia (chiamammo addirittura un nostro cane così), ma che forse non ha avuto poi così tanto successo in giro per il mondo. Racconta la storia – vera ma romanzata – di un cane-lupo che negli anni ’20 salvò molti bambini traportando con una slitta un carico di medicine da una città all’altra dell’Alaska. Il film era realizzato molto bene, con bei momenti di tensione e soprattutto personaggi ben riusciti (su tutti Boris, l’oca doppiata con accento russo nella versione italiana).

9) In fuga a quattro zampe (di Duwayne Dunham, 1993). Forse uno dei film per ragazzi più sottovalutati di tutti i tempi? Non lo so, ma di certo In fuga a quattro zampe vanta una delle mie colonne sonore preferite. Ancora animali: il film racconta l’avventura di due cani e un gatto che vivono una serie di vicende rocambolesche per ricongiungersi con la propria famiglia umana. Non solo il film era carino e ben fatto (considerando che era girato con animali veri), ma anche il sequel (Quattro zampe a San Francisco) non era affatto male. Un onesto film per ragazzi che male non ha fatto.

8) Mamma ho perso l’aereo (di Chris Columbus, 1990). Qui cominciamo a entrare nella leggenda, con uno dei pesi massimi della filmografia per ragazzi degli anni ’90. L’appuntamento con questo film, durante le vacanze di Natale (su Canale 5), era scontato. All’epoca lo trovavo divertente: quando hai meno di dieci anni ti identifichi con il bambino e fai il tifo per lui fino alla fine. Oggi non so che effetto mi farebbe rivederlo: forse passerei dalla parte dei ladri. Credo sia il genere di pellicola che si può apprezzare soltanto in un periodo limitato della vita.

7) In viaggio con Pippo (di Kevin Lima, 1995). Quando ero bambino andavo pazzo per una serie animata chiamata Ecco Pippo, i cui protagonisti erano Pippo, Gambadilegno e i rispettivi figli. Allora non mi facevo troppe domande, ma oggi mi chiedo chi diavolo abbia fatto questo casting tanto assurdo. Sta di fatto che, dalla serie, venne tratto un lungometraggio molto divertente: era sempre la solita storia di maturazione e crescita, ma a sette-otto anni questo genere di film era quasi il massimo.

6) Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi (di Joe Johnston, 1989). Perbacco, scopro solo ora che questo fu il film d’esordio come regista di Joe Johnston, virtuoso degli effetti speciali (vinse l’Oscar nel 1982) e successivamente regista di successi di cassetta. La trama di questo film è semplice: Wayne Szalinski (un grandissimo Rick Moranis) rimpicciolisce per sbaglio i suoi figli e quelli del vicino con una macchina di sua invenzione. Ci sono due scene veramente memorabili: quella in cui i ragazzi arrivano in giardino, che assume le dimensioni di una vera e propria giungla; e quella in cui uno di loro finisce a mollo nella tazza col latte. Intrattenimento puro, ma quanta tensione da bambino!

5) Star Wars Episodio I – La minaccia fantasma (di George Lucas, 1999). Quand’è che finisce ufficialmente l’infanzia e comincia qualcos’altro? Nel dubbio, io in questa lista ci metto anche Star Wars Episodio I: il film che mi ha fatto innamorare di questa saga e ha cambiato il mio modo di vedere il cinema. Avevo l’età perfetta per un film del genere: non a caso, chiunque lo abbia visto al di sopra di una certa soglia lo odia. Io ho fantasticato mesi grazie a questo film (ma che dico? Anni, e fantastico ancora): è come se dopo essere andato al cinema qualcuno avesse aperto un rubinetto dentro la mia testa. Star Wars Episodio I è il film più recente tra quelli di questa lista: il canto del cigno e la summa della mia infanzia cinematografica.

4) Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta (di Bob Hathcock, 1990). Anche in questo caso siamo alle prese con uno spin-off cinematografico di una serie animata: i personaggi di questo film sono gli stessi di DuckTales, serie di culto per i bambini dei primi anni ’90 (o almeno lo spero per voi). Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta è un piccolo capolavoro: comincia come una parodia di un film di Indiana Jones e termina con toni quasi drammatici e con un finale epico. In mezzo decine di battute e momenti comici, con personaggi indovinati e scene indimenticabili. Una di quelle videocassette che ho letteralmente consumato.

3) La storia infinita (di Wolfgang Petersen, 1984). Questo film non ha certo bisogno di presentazioni: tratto dall’omonimo libro di Michael Ende (che purtroppo non ho letto), è un kolossal fantasy che ottenne un discreto successo di pubblico, oltre ad essere stato per venticinque anni la più costosa produzione europea di sempre. Ho visto questo film centinaia di volte, nonostante alcune scene mi terrorizzassero: il lupo nascosto nell’ombra, il cavallo che affoga nella palude, la tartaruga millenaria, il gigante di pietra. L’ho rivisto recentemente e mi sono stupito di quanto fosse cupo e violento: ma ancora oggi, a distanza di oltre trent’anni, conserva un fascino innegabile, pieno di invenzioni visive che potrebbero popolare i miei sogni. O i miei incubi.

2) Nightmare Before Christmas (di Henry Selick, 1993). È dura stabilire qual è il film che ho visto più volte nella mia vita: se mai dovessi mettermi di impegno, però, uno dei frontrunner per il titolo sarebbe senza dubbio Nightmare Before Christmas. Questo film è giustamente diventato di culto, conquistando anche la critica e consacrando Tim Burton (che lo ha ideato e prodotto, ma non diretto come alcuni erroneamente pensano). Da bambino, il fascino di questa pellicola era tutto nella sua atmosfera dark: il suo universo è fatto di freak brutti, deformi e soprattutto morti, con un design curatissimo che da allora ha fatto scuola. Una scena, su tutte, colpì la mia immaginazione infantile: il finale con il Bau Bau che perde pezzi in un tripudio di innocuo simil-splatter.

1) Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri (di Hendel Butoy e Mike Gabriel, 1990). Quella che avete letto è una lista, non una classifica, ma io in realtà un ordine l’ho voluto dare. Esistono tanti motivi per cui Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri merita il primo posto, e alcuni di essi sono inconsci e difficilmente riuscirò a tirarli fuori: quel che è certo è che io questo film lo conosco a memoria. Forse è bastata la scena iniziale a conquistarmi: un primo piano di una foglia, su cui cammina pigramente un insetto, lascia improvvisamente posto a una carrellata velocissima che attraversa una pianura australiana, per terminare all’interno di una casa. Una cosa mai vista. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di momenti di tensione, comicità, amore, amicizia e grande avventura: tutto quello che si può chiedere a un film, in pratica. Scopro ora che il soggetto è di Joe Ranft, che successivamente passò alla Pixar: anche qui tutto torna. È il film che ha fondato il mio personale mito dell’Australia, e avrà sempre un posto speciale dentro di me.

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5 pensieri su “12 film della mia infanzia

  1. Belli, devo dire che anche io questi li ho visti tutti. Da piccolo ero già malato di cinema! Diun paio ho distrutto la vhs nel videoregistratore…

  2. Pingback: 10 videogiochi della mia infanzia | Troppo lontani dalle stelle

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