5 film (più 1) che mi fanno commuovere fino alle lacrime (o quasi)

Da bambino, quando vedevo un film, inevitabilmente finivo con l’emozionarmi. Rispetto a oggi vedevo meno film – andavo al cinema poche volte, e quasi sempre a colpo sicuro – ma le sensazioni che provavo allora erano di gran lunga più forti di quelle che posso provare adesso: colpa della ragione che, a un certo punto, si è insinuata nelle pieghe dell’anima.

Nonostante ciò, da qualche tempo ho notato un paradosso: man mano che passano gli anni, trovo più facile commuovermi al cinema. Come se le difese da uomo duro e tutto d’un pezzo si stiano progressivamente erodendo, aprendo brecce un po’ ovunque. Da bambino non mi commuovevo mai davanti a un film – non ho mai pianto quando Scar lascia cadere nel vuoto Mufasa, per intenderci – e invece adesso, ogni tanto, mi sorprendo a trattenere le lacrime.

È vero, alcuni film sono costruiti per far piangere: ma quello è il tipo di film che in genere non guardo. Mi sono sorpreso a commuovermi anche per film insospettabili, e forse questi sono i peggiori: si tratta di quelle pellicole che ti colpiscono alle spalle, quando meno te l’aspetti e le tue difese sono abbassate. Quei film che vai a vedere al cinema camminando con la schiena dritta, e che poi riempiono la sala di un silenzio improvviso, rotto soltanto da qualcuno che, nel buio, tira su con il naso.

Ho deciso di stilare una breve lista dei film che, a memoria, mi hanno commosso di più, indicando anche la scena incriminata. Potrebbe esserci qualche spoiler, perché spesso queste scene si trovano alla fine: maneggiate con cura.

5) The Truman Show (di Peter Weir, 1998). Oltre a essere uno dei miei film preferiti, The Truman Show è anche uno di quelli che mi hanno emozionato di più. Merito di una vicenda coinvolgente, di attori in parte e di un tocco generale molto delicato. Il film raggiunge l’apice nel momento in cui Truman scopre la verità e inscena la sua personale ribellione, tentando una fuga disperata e impossibile: ed è veramente difficile non farsi coinvolgere dal confronto “edipico” finale, quando, rivolgendosi alla telecamera, Truman dice per l’ultima volta: “Buongiorno… e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”

4) Nel nome del padre (di Jim Sheridan, 1993). Questo film irlandese è forse poco ricordato oggi, ma alla sua uscita si aggiudicò l’Orso d’Oro e venne candidato a sette Oscar. Racconta la storia vera di un gruppo di ragazzi irlandesi ingiustamente accusati, negli anni ’70, di essere gli esecutori di un attentato dell’IRA e per questo condannati a trent’anni di carcere, fino a quando la loro innocenza non venne dimostrata da una avvocatessa. Il finale è da pelle d’oca: l’avvocatessa (interpretata da Emma Thompson) si esibisce in un monologo con cui fa cadere tutte le accuse. La folla applaude in delirio, la polizia non sa come tenerla e vuole far uscire il protagonista (un grandissimo Daniel Day-Lewis) da una porta secondaria. Ma lui si ferma, viene inquadrato in primo piano e dice: “No. Io sono un uomo libero ed esco dalla porta principale”. Lacrime.

3) Guardiani della Galassia (di James Gunn, 2014). Eccolo il film che non ti aspetti. Ne parlai già alla sua uscita nella mia recensione: Guardiani della Galassia è uno dei film che più mi sono piaciuti nel 2014. Ma come può questo fumettone pieno di esplosioni, effetti speciali e personaggi sopra le righe rientrare anche in questa lista strappalacrime? Con una sola, potentissima scena: “Noi siamo Groot”. Vi giuro che al cinema, in una sala piena di nerd (come è giusto che sia per un film del genere), ho fatto davvero fatica a trattenere le lacrime. Pensavo di essere il solo, ma poi ho letto su Internet che sono in buona compagnia: un’ulteriore prova della grandezza, forse inaspettata, di questo film.

2) Up (di Pete Docter e Bob Peterson, 2009) e Toy Story 3 (di Lee Unkrich, 2010). Li voglio mettere insieme questi due film, a ricordo di una stagione formidabile della Pixar: due capolavori sfornati uno dopo l’altro, probabilmente il punto più alto finora della sua storia. E anche, senza ombra di dubbio, due pellicole che meritano più di molte altre un posto d’onore in questa lista. Credo che Up abbia mietuto più vittime di Hachiko in quanto a lacrime versate: la poesia delle due scene cui faccio riferimento (una all’inizio e una alla fine della pellicola) è qualcosa di unico, e la musica di Micheal Giacchino fa il resto. Quanto a Toy Story 3, anche qui il finale è magico e ricco di sfumature, reso ancora più struggente dall’atmosfera da fine di un’epoca che vi si respira: per chi, come me, è cresciuto di pari passo insieme ad Andy, le lacrime non possono che scorrere a fiumi.

1) Salvate il soldato Ryan (di Steven Spielberg, 1998). Il film Blade Runner comincia con una scena in cui un detective pratica un test a una serie di persone per stabilire se ha davanti un essere umano o un replicante. Proporrei una versione alternativa di questo test: proiettate Salvate il soldato Ryan, e chi non si commuove sul finale non appartiene alla razza umana. Se mi sforzo di analizzare razionalmente questo film, concludo che la sua grade forza emotiva deriva dal fatto che dura quasi tre ore, che ci si affeziona ai personaggi, che ci sono due stacchi di montaggio (uno all’inizio e uno alla fine) che hanno fatto scuola. Ma la verità è che tutto ciò non conta di fronte al finale di questa pellicola, in cui l’umanità viene messa a nudo: a un certo punto si apriranno i rubinetti e voi non potrete fare niente per fermarli.

Bonus track) Cars (di John Lasseter, 2006). Questo film ritorna spesso in questo blog (è presente nella lista dei film che tutti odiano tranne me). C’è poco da fare: adoro questo film e lo rivedo ogni volta che lo ripropongono in televisione. Sarà assurdo, ma uno dei motivi per cui mi piace così tanto è che riesce a emozionare. E commuovere. Due momenti su tutti: il racconto di come Radiator Springs sia stata tagliata fuori dal mondo dalla nuova autostrada e la corsa finale. Se mi concentro e ci penso intensamente, anche adesso mi viene il groppo in gola. Ma probabilmente sono e resterò l’unico a pensarla così.

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2 pensieri su “5 film (più 1) che mi fanno commuovere fino alle lacrime (o quasi)

  1. “UP!” è anche tra i miei preferiti, tuttavia quando si parla di film d’animazione, a mio modesto avviso, niente raggiunge “Wall-E”, che per il momento è IL capolavoro. 🙂

    • Anche a me è piaciuto molto “Wall-E”, e sono stato indeciso fino all’ultimo se inserirlo o no in questa lista: c’è un momento, verso la fine, in cui sembra che sia tutto finito e che è veramente molto commovente! Se non sbaglio è uscito l’anno prima di “Up!”: proprio una bella stagione quella, per la Pixar!
      Grazie per il commento! 🙂

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