Atlante delle isole remote

Tutti i posti in cui voglio andare sono isole: devo forse preoccuparmi? Ero giunto a questa conclusione già da un po’, ma la certezza è arrivata leggendo un libro bellissimo regalatomi a Natale dalla mia ragazza: un libro che inseguivo da tempo, e che forse neanche si legge, ma si sfoglia. Si intitola Atlante delle isole remote, lo ha scritto un’autrice tedesca – Judith Schalansky – e ha un sottotitolo che dice tutto e mi ha conquistato all’istante: “Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò”.

Ho già parlato in passato della mia passione per la geografia e in particolare per la cartografia (vedi alla voce: elogio delle mappe geografiche). È una passione che non muore mai, ma che ogni tanto ha bisogno di essere alimentata con nuovi e suggestivi spunti: l’Atlante delle isole remote, in questo senso, è il libro perfetto, e voglio consigliarlo già da ora a tutti quei pazzi che condividono con me questa passione.

L’Atlante delle isole remote è esattamente quello che titolo e sottotitolo lasciano immaginare: una raccolta di luoghi ai confini del mondo, arcipelaghi persi da qualche parte negli oceani e isole che spuntano come sentinelle su mari infiniti. Di ognuno di questi posti – da quelli totalmente sconosciuti a quelli più noti – l’autrice traccia un breve profilo, raccontandone non tanto la storia, quando una parte di essa: di volta in volta un aneddoto, un’impresa, un ritratto sociale, un quadro naturalistico e così via. Ogni isola, poi, è accompagnata da una mappa che ne delinea la geografia, dagli atolli polinesiani alle rocche vulcaniche, oltre che da informazioni quali la superficie, la popolazione e la distanza dalla terraferma.

Di fatto, il libro si compone al 50% di testo e al 50% di carte geografiche: la parola “atlante”, nel titolo, non è usata in senso figurato. Le pagine di sinistra sono deputate alle parole, quelle di destra alle immagini. L’autrice, oltre a essere la mano dietro a tutti i testi, è anche la designer dietro a ogni illustrazione: e l’amore per questo progetto si vede tutto nella cura per i dettagli con cui è portato avanti, isola dopo isola, storia dopo storia.

C’è Tristan da Cunha, nel punto più estremo dell’Atlantico, dove lo scozzese William Glass tentò di costruire una società perfetta: perché “le rivoluzioni sono proclamate sulle navi, le utopie sono vissute sulle isole”. Oppure Saint Paul, nell’Oceano Indiano, dove dei naufraghi vengono accolti da due inquietanti francesi, che si fanno chiamare semplicemente “il governatore” e “il suddito”. O l’Isola di Natale, in Australia, dove da millenni è in corso una guerra senza quartiere tra granchi e formiche. O Tromelin, al largo del Madagascar, dove un gruppo di schiavi naufraghi mantenne acceso per quindici anni un enorme fuoco prima di essere tratto in salvo. O ancora Rapa Iti, dove si svolge l’epilogo della straordinaria storia di Marc Liblin e della sua lingua che nessuno riesce a decifrare. Oppure Floreana, alle Isole Galapagos, teatro di una vicenda che sembra uscita da un romanzo di Agatha Christie. O l’Isola del Cocco, in Costa Rica, dove si svolge la storia di August Glisser, convinto che sull’isola ci sia un fantomatico tesoro che non viene mai alla luce: ma, come pensa lo stesso Glisser, in fondo “cercare è più bello che trovare”.

Certo, qualche difetto questo libro ce l’ha. Non tutte le storie sono così memorabili e, soprattutto, ognuna di esse finisce proprio sul più bello. La scelta di raccontare soltanto una singola sfumatura delle isole – dettata in primo luogo da ragioni di spazio: ogni storia deve stare in una pagina – mi ha lasciato insoddisfatto: di tutti i posti avrei voluto sapere di più, avrei voluto più informazioni, più aneddoti, più vicende ai limiti del verosimile. Ma, d’altra parte, questo libro può essere visto come un semplice punto di partenza per un’esplorazione senza confini: il fatto di lasciare il lettore con la curiosità, in fin dei conti, è forse un merito, più che un difetto.

Proprio per questo motivo ho trovato l’Atlante delle isole remote di Judith Shalansky un libro che trabocca di spunti di riflessione e ispirazioni. Ognuna delle storie raccontate, anche la più insignificante, sembra la base perfetta per un’opera di narrativa. Ma la vera fonte di ispirazione, almeno per quanto mi riguarda, è costituita dalle decine di mappe geografiche del libro: così ricche di baie, colline, insenature e nomi esotici che mi viene subito voglia di scrivere qualche nuova avventura. Dopotutto, non sono certo io che devo venirvi a parlare del fascino letterario delle isole: pezzi di mondo staccati dal mondo, gli ultimi luoghi in cui andare per perdersi o ritrovare se stessi.

Non posso far altro, quindi, che ribadire il mio elogio assoluto delle carte geografiche: strumenti meravigliosi pur nella loro imperfezione. Vale la pena citare un breve brano tratto dall’introduzione al libro, in cui l’autrice ci mette anche un po’ di autobiografia:

Il primo atlante della mia vita si chiamava L’atlante per tutti. Che fosse vincolato – come tutti gli altri – a un’ideologia, lo dimostrava con inequivocabile chiarezza il planisfero collocato su pagina doppia in modo che la Repubblica Federale e la DDR si venissero a trovare su due pagine diverse del libro. Qui, tra i due Paesi tedeschi non correva nessun muro, nessuna cortina di ferro, bensì la piegatura bianca, lucida e insormontabile fra due pagine […] Da allora diffido dei planisferi politici, dove i Paesi sono distesi sul mare blu come asciugamani colorati. Questi atlanti diventano ben presto obsoleti e non dicono molto di più di chi amministri temporaneamente qualche macchia di colore

L’Atlante delle isole remote è il classico libro che ha senso di esistere soltanto in versione cartacea. In Italia è edito da Bompiani, che con questo libro ha inaugurato una collana cui si è aggiunto, da pochi mesi, anche l’Atlante dei luoghi maledetti (che – statene certi – prima o poi finirà tra le mie mani). È un volume che viene voglia di sfogliarlo soltanto a vederlo, facendo scorrere il dito sulle sue mappe e assaporando il suo odore pungente.

E, soprattutto, è un libro che insegna. A sognare, per esempio.

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