Qualche motivo per vedere Edge of Tomorrow

Nel novembre del 2012 ero a Londra, in vacanza con la mia ragazza, subito dopo la laurea. L’ultimo giorno – una grigia giornata che prometteva pioggia – capitammo per caso a Trafalgar Square: la trovammo transennata e invasa da mezzi militari. Telecamere e carrelli mi suggerivano che non era propriamente un colpo di stato: era un set cinematografico, e a giudicare dalle premesse doveva essere qualcosa di grosso. Spinti dalla curiosità ci avvicinammo, fino a raggiungere le transenne: e lì, a pochi metri da noi, c’era Tom Cruise – cappellino e occhiali da sole, ma era lui – che parlava amabilmente con altre persone dall’aspetto importante.

Passata l’euforia del momento, questa scena l’ho presto dimenticata. Mi è tornata improvvisamente in mente qualche giorno fa, vedendo Londra fare capolino nel trailer di Edge of Tomorrow: ed è stato solo allora che ho realizzato di essere stato, un anno e mezzo fa, sul set di una grossa produzione hollywodiana. Come potevo lasciarmi sfuggire questo film, allora?

Devo ammettere che il trailer, probabilmente, mi avrebbe convinto ad andare in sala anche senza far leva sui miei ricordi personali. Sarà per la canzone ipnotica che lo accompagna (This is not the end di Fieldwork, nome dietro cui si nasconde John McDaid degli Snow Patrol), sarà per l’abbondanza di grandi effetti speciali, sarà per l’epicità che trasuda da ogni inquadratura: sta di fatto che quella che in origine mi sembrava soltanto una normalissima americanata mi ha convinto ad andare al cinema al day-1, cosa che non facevo da tempo.

Edge of Tomorrow è un gran bel film, ma sento il dovere di chiarire subito una cosa: come ha sintetizzato mirabilmente un mio amico, è “un film bello maschio”. Ci sarà chi lo ignorerà perché distante anni luce dal genere o dalle premesse alla base del film. Lo capisco e me ne rendo conto: questo post non è per voi, infatti. Questo post è per gli amanti del genere che rischiano di perderselo perché decideranno di passare oltre, chi per partito preso, chi per scetticismo.

Piuttosto che una recensione vera e propria – ne trovate ovunque e, strano a dirsi, sono in buona parte positive – vi propongo una lista dei più disparati motivi per cui questo film merita un’occhiata.

1) Lo sappiamo tutti e non ci sarebbe neanche bisogno di ripeterlo: questo film è la versione bellica di Ricomincio da capo. Bill Murray riviveva ogni giorno il Giorno della Marmotta, Tom Cruise ogni mattina viene preso a calci e si ritrova nello sbarco in Normandia 2.0. E se aggiungere le armi a un archetipo che già di per sé era perfettamente oliato poteva essere rischioso, nessuno può negare che la cosa ha aggiunto un po’ di pepe alla vicenda.

2) Allora il film è noioso? È Ripetitivo? Neanche per idea. Tutta la trama diventa un enorme meccanismo trial and error. C’è una guerra in corso tra umani e alieni, ma questi sembrano invincibili: rivivendo ogni giorno la stessa battaglia, l’eroe della situazione riesce a migliorarsi costantemente, un passo alla volta, imparando dai propri errori. Non male come morale.
La verità, comunque, è che c’è un grande lavoro di montaggio dietro a questo film. Lavoro che, paradossalmente, rischia di passare inosservato proprio perché funziona a meraviglia. Pensate ai poveri montatori (facciamo i nomi di questi anonimi mestieranti: James Herbert e Laura Jennings), quando le scene si succederanno tutte (apparentemente) uguali o quando un semplice stacco di montaggio varrà più di mille didascalie. La magia del cinema è anche in questi dettagli, dopotutto.

3) Altra banalità messa in risalto un po’ da tutti: questo film, per quanto detto finora, sembra un videogioco. L’affermazione è innegabile e, oltre che dal ritmo imposto al film, è sottolineata anche da alcune precise inquadrature (penso a certe brevi soggettive che sembrano uscite da uno sparatutto).
“Questo film sembra un videogioco”: molti, purtroppo, si limitano ancora a buttar lì questa frase con faccia schifata, come se essa bastasse a demolire l’intero film. Sarebbe bello, invece, affrontare la questione in maniera ragionata: siamo nel 2014, è normale che videogiochi e cinema dialoghino. Il cinema ha dato tanto ai videogiochi negli anni passati; che adesso si verifichi la situazione opposta non mi stupisce, semmai mi incuriosisce. Edge of Tomorrow ha una natura fortemente videoludica, ma va bene così, funziona a meraviglia: non è un difetto del film, è semplicemente un suo modo di essere.

4) La fantaguerra. O fantascienza militare, per dirla con Wikipedia. Un genere che riunisce caratteristiche e stereotipi delle opere belliche e della fantascienza tout court: e che, di conseguenza, si attira gli strali dei detrattori di entrambi i generi.
Edge of Tomorrow è fantaguerra allo stato puro: vi troverete alieni terribili dotati di poteri sovrannaturali, plotoni di soldati in tute avveniristiche, veicoli futuribili, sergenti incazzosi, vertici militari ottusi, un plotone di reclute scalcinate e freak, un eroe riluttante ed echi di un passato neanche troppo lontano (quello del film è veramente lo sbarco in Normandia 2.0, altroché; e la battaglia precedente si è combattuta a Verdun). Personalmente ho apprezzato il fatto che il protagonista non fosse un soldato vero e proprio: una sfaccettatura secondaria, forse, ma che contribuisce a rendere credibile il percorso evolutivo del personaggio.

5) Un altro aspetto molto interessante del film, almeno per me, è la sua ambientazione. La vicenda si svolge, infatti, tutta in Europa, in quello che è un evidente tentativo di ricalcare, come accennavo poc’anzi, gli scenari delle due guerre mondiali. A un certo punto della pellicola i due protagonisti si trovano ad avanzare nella campagna francese, tra campi abbandonati e case diroccate; mentre le scene finali del film sono ambientate in una Parigi devastata (dubito che, da un punto di vista prettamente fisico, la Torre Eiffel possa essere abbattuta nel modo in cui appare nel film: ma è un’immagine talmente evocativa che ci passo volentieri sopra).
Dico tutto ciò per tirare fuori un mio vecchio pallino: a me piace la fantascienza, ma mi piace ancora di più quando esplora luoghi e scenari che cercando di distaccarsi dallo stereotipo. C’è un certo fascino nel vedere questi soldati ultramoderni arrancare tra panorami rurali e case coloniche abbandonate. Sarà che sono cresciuto in campagna, ma dal punto di vista visivo la cosa funziona eccome.

6) Non vorrei che si pensasse che questo film è solo un’immensa sparatoria. No, davvero, ogni tanto ci sono anche dei dialoghi. E, per fortuna, c’è una sana dose di ironia. Come è giusto che sia, il film contiene tante gag sul fatto di rivivere sempre lo stesso giorno (dopotutto, Ricomincio da capo era una commedia); e a volte l’ironia – attraverso uno sguardo o una battuta – riesce a smorzare anche situazioni apparentemente tragiche.
Non so come la pensate voi, ma io credo che ogni film (e ogni libro) debba avere la sua dose di ironia, ben diluita nel calderone ribollente che ogni autore sogna di padroneggiare.

7) Vi dirò di più: in questo film c’è anche una storia d’amore. Una storia d’amore a senso unico, in un certo senso, perché per forza di cose si azzera ogni giorno.
Il personaggio interpretato da Emily Blunt – l’Angelo di Verdun – è immenso: sarà che adoro le donne che combattono – e lei fa a pezzi gli alieni con uno spadone gigante – ma credo che sia veramente il più riuscito dell’intero film. Porta un po’ di girl-power in quest’orgia di testosterone, e la cosa non guasta.

Fin qui ho magnificato il film – e ho tralasciato gli ottimi effetti speciali: il primo sbarco sulla spiaggia è indimenticabile – ma mi sento in dovere di essere onesto con voi fino in fondo: nel finale si perde un po’. Un po’ tanto. Diciamo che un finale più coraggioso non avrebbe guastato: il regista mi ha telefonato a metà film rivelandomi come andava a finire, per intenderci.

L’amaro in bocca che mi è rimasto è tutto qui, ma credo sia ingiusto condannare l’intero film, che il suo lavoro lo fa: se amate il genere dovete vederlo, anche se c’è Tom Cruise. E comunque sì, è vero e ve lo confermo: è veramente così basso come dicono.

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