Player One: un capolavoro (ma non per tutti)

C’è stato un tempo in cui essere nerd era sconveniente. Queste creature mitologiche vivevano rintanate nelle loro cantine, davanti a schermi o libri o fumetti, e temevano la luce del sole. Oggi, invece, essere nerd è di moda. È diventato quasi banale, a pensarci. Ma ci sono nerd e nerd, per fortuna. Io un modo infallibile per capire l’indice di nerdosità di un individuo: mettetegli davanti Player One di Ernest Cline. Se comincia a sbavare è un nerd, altrimenti è un impostore.

Player One (titolo originale, migliore: Ready Player One) lo aspettavo da tempo: almeno dal 2012, anno in cui venne pubblicato in Italia e attirò la mia attenzione in libreria. Ma forse lo aspettavo da molto prima, inconsapevolmente: è quel tipo di libro che pensi non verrà mai scritto, tanto è improbabile e lontano da tutto il resto. E invece qualcuno a un certo punto l’ha scritto, pensate un po’: e io, sfidando il rischio (altissimo) di una cocente delusione, l’ho letto (ma prima ho aspettato l’offerta speciale su Amazon, eh).

Per parlare di questo libro devo partire necessariamente dal suo autore. Lascio fare direttamente alla biografia che – saggiamente – quelli di Isbn Edizioni hanno piazzato prima del prologo dell’edizione italiana.

Ernest Cline ha fatto il sottocuoco, ha pulito il pesce, donato il plasma, è stato un commesso snob di videoteca, e ha svolto lavori di bassa manovalanza tecnologica. Ma ha sempre trascurato tutte queste promettenti carriere per dedicarsi a tempo pieno al suo amore per la cultura pop in tutte le sue forme, prima attraverso la poesia orale, poi come sceneggiatore. Ha scritto un film, Fanboys (2008), che è diventato un fenomeno di culto, con suo grande stupore. Oggi vive a Austin, Texas, con moglie, figlia e un’immensa collezione di videogiochi d’epoca. Player One è il suo primo romanzo

Narra la leggenda, inoltre, che il nostro possieda una DeLorean personalizzata per assomigliare a quella di Ritorno al Futuro. Capirete, ora, che Player One, questo clamoroso parto della sua mente, è un libro molto molto particolare.

Player One è, di fatto, un colossale omaggio alla cultura nerd. E in particolare alla cultura nerd degli anni ’80, periodo in cui l’autore era adolescente. Tutto qui. Ah già, c’è anche una trama: che ruota attorno alla cultura nerd degli anni ’80. Proprio così. E per 640 pagine, tra l’altro.

La cosa potrebbe spaventare chi – come me – quel decennio lo ha vissuto soltanto in fasce o giù di lì. Ma in realtà Cline ci parla di opere e autori così radicati nell’immaginario collettivo, che chiunque bazzichi gli ambienti della cultura pop non avrà difficoltà a sentirsi a casa. Film, videogiochi, fumetti, album musicali: c’è di tutto in questo libro, e con l’amore e la cura per i dettagli che soltanto un vero fan può assicurare. Certo, ogni tanto ho avuto bisogno di approfondire su Google questo o quell’altro oscuro riferimento: ma è stato divertente e mi ha aiutato a colmare il gap generazionale con l’autore.

Alla fine il libro l’ho adorato e, conseguentemente, divorato. Ho lasciato passare un po’ di tempo prima di scrivere questo commento, perché volevo essere sicuro di essere abbastanza distaccato da non far prevalere l’euforia del momento. Ho usato questi giorni per riflettere meglio su questo libro e su quello che rappresenta per me, e ne ho tratto alcune conclusioni.

La prima, e fondamentale, è che questo libro è effettivamente un capolavoro. Solo che non è per tutti. Non è una questione di gusto: qualsiasi libro può piacere o non piacere, a seconda del lettore che incontra. No, qui il punto è un altro: se non avete un determinato background, Player One non lo capirete proprio. Per voi i protagonisti saranno solo un manipolo di sfigati che passano la vita dentro una cosa che l’autore si ostina a indicare come MMO o MMORPG, una sorta di MUD all’ennesima potenza, insomma. Ok, è altamente improbabile che questo libro finisca nelle mani di una persona che non sappia di cosa stiamo parlando, eppure va specificato: questo libro delimita nettamente il proprio pubblico. Da una parte chi lo può capire, dall’altra chi lo silurerà fuori dalla finestra.

(Player One, comunque, è anche un bel libro che parla di amicizia e di solitudine, di un mondo devastato che sembra dietro l’angolo e di un modo per uscirne, di corporation assetate di denaro e di giovani eroi pieni di dubbi e paure. Certo, il protagonista mette oggetti nel suo inventario e affronta dungeon pieni di mostri: capite cosa intendo?)

Seconda conclusione più o meno razionale: Ernest Cline ha fegato. Ci vuole un bel coraggio a scrivere un libro così di nicchia (una nicchia più o meno ampia, ma pur sempre nicchia). Se adesso mi fermassi e cominciassi a elaborare un romanzo geek-che-più-geek-non-si-può, non arriverei mai a scriverne un rigo: chi mai lo leggerebbe? (E, ancor prima, chi mai lo pubblicherebbe?) Player One, invece, esiste e diventerà anche un film prodotto dalla Warner Bros: scusate se è poco. Sarà mica l’alba di una società dominata da nerd?

Terza e ultima conclusione: Player One è un aggregatore. È il manifesto e la celebrazione di un intero mondo culturale, e la nuova Bibbia per i suoi iniziati. È un romanzo attorno al quale migliaia (milioni?) di persone possono sentirsi unite. Ed è un libro che esiste in virtù di altre decine di opere della cultura popolare occidentale (e non solo: il Giappone ha un ruolo fondamentale nella storia). Opere che generano altre opere: benvenuti nel presente. Alla fine dei ringraziamenti, come giustamente ha notato Giuseppe Granieri in un suo post, Ernest Cline scrive una cosa fondamentale:

Infine, voglio ringraziare gli scrittori, i registi, gli attori, gli artisti, i musicisti, i programmatori, gli sviluppatori di videogiochi e i geek il cui lavoro è stato omaggiato all’interno di questo romanzo. Queste persone mi hanno divertito e illuminato, e la mia speranza è che – come la Caccia di Halliday – questo libro ispirerà altre persone a cercare e trovare la strada dell’immaginazione

In effetti, a un certo punto, mi sono trovato a immaginare un ipotetico Player One 2.0: La Vendetta per quelli della mia generazione, che celebrasse il mondo della cultura popolare tra la metà degli anni ‘90 e i primi anni 2000. Quello sì che sarebbe un libro imperdibile.

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