5 explicit che mi hanno colpito

Una volta una mia amica mi disse che, prima di cominciare a leggere un libro, era sua abitudine leggerne l’ultima frase: se le fosse piaciuta, lo avrebbe letto più volentieri. Ogni tanto lo faccio anche io, in libreria: apro il volume al contrario e leggo le ultime parole che l’autore aveva da dire. Non c’è un motivo razionale: semplicemente, ritengo che il finale abbia il suo peso, nell’economia di un libro.

Certo, prima bisogna arrivarci: ed è per questo, forse, che si parla molto di incipit e poco di explicit. Questa parola – explicit – non è neanche così conosciuta. Io la vidi per la prima volta in una rivista di enigmistica: c’era un gioco molto simpatico in cui bisognava collegare incipit ed explicit al titolo del romanzo corrispondente. Ma basta fare un giro su Google per capire che gli incipit hanno avuto una fortuna di gran lunga maggiore.

Strano destino, il loro. Il compito dell’incipit è quello di colpire il lettore e catturarlo immediatamente, magari quando è ancora in libreria, indeciso sull’acquisto. Il suo è un ruolo tutto di visibilità: deve apparire e catturare l’attenzione, deve stupire, conquistare e stagliarsi nella memoria. E non può farci niente: è lì, in una posizione privilegiata, la prima frase che si legge quando si comincia un libro. Deve essere così.

L’explicit no. Quando un lettore ci arriva (se ci arriva: c’è anche chi abbandona i libri prima di essere arrivato fino in fondo. Errore. Orrore.) ha ormai alle spalle un’intera storia. In questo senso, l’explicit può giocare con le emozioni e i sentimenti del lettore, con i risvolti della trama, con i suoi personaggi e con i temi al centro del libro. Basta usare le parole giuste e il resto verrà da sé: il lavoro dell’explicit è più oscuro, resta nell’ombra, ma ha un valore immenso per i fortunati che riescono a raggiungerlo.

Insomma, è sempre la solita vecchia storia. Per citare uno straordinario motto del football americano: “Gli attacchi riempiono gli stadi, le difese vincono le partite” (e “attacchi” può essere inteso in più di un senso).

Ora, per quanto io ritenga che il valore aggiunto degli explicit risieda proprio nel loro rapporto con tutto ciò che li precede, credo che essi abbiano un certo non so che anche presi da soli. È il fascino un po’ malinconico dei finali, dei tramonti, degli ultimi giorni (di scuola, dell’anno, dell’estate).

Per questo, ho deciso di condividere con voi gli explicit che più mi hanno colpito tra quelli che ho letto. Non è una classifica, né è una lista scolpita nella roccia: è in continuo aggiornamento – mi auguro – e inevitabilmente vi figurano alcuni libri che ho letto di recente. Non sono i brani più belli della storia della letteratura mondiale: sono semplicemente quelli che mi vengono in mente quando penso agli explicit. Ho provato a dare una spiegazione per ognuno di essi. Non ci sono spoiler – per carità! – ma ovviamente se avete letto i libri li apprezzerete di più.

Ovviamente, se avete suggerimenti, spunti o volete semplicemente allungare la lista con le vostre opinioni, siete i benvenuti!

Gomorra di Roberto Saviano

Avevo voglia di urlare, volevo gridare, volevo stracciarmi i polmoni, come Papillon, con tutta la forza dello stomaco, spaccandomi la trachea, con tutta la voce che la gola poteva ancora pompare: “Maledetti bastardi, sono ancora vivo!”

Serve aggiungere altro? A distanza di anni da quando l’ho letto, questo è ancora oggi il primo libro che mi viene in mente quando penso agli explicit. Un finale potentissimo, in cui tutto – la pioggia, il fango, l’urlo – trasuda disperazione, rabbia e voglia di vivere.

Educazione siberiana di Nicolai Lilin

“Il colonnello ha detto che mi mandano nei sabotatori…” ho risposto con la voce sfinita
Lui ha fatto una pausa e poi ha chiesto con agitazione: “I sabotatori? Cristo Santo, ma che male gli hai fatto? Cos’hai combinato per meritarti questo?”
“Ho ricevuto un’educazione siberiana” ho risposto mentre lui chiudeva la porta.

Devo ammetterlo: ho un debole per i finali che riprendono il titolo del libro. Non lo so, sarà la ringkomposition: ma gli explicit di questo tipo hanno un fascino tutto particolare. Questo qui, in particolare, è uno dei più belli che io abbia mai letto.

Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien

Egli trasse un profondo respiro. “Sono tornato” disse

Un atto dovuto, forse. Quello che mi piace, di questo explicit, è la sua essenzialità: forse il modo migliore per sciogliere un intreccio tanto epico e sfaccettato. Si respira veramente aria di casa, in quelle due semplici frasi.

Cuore di tenebra, di Joseph Conrad

Alzai la testa. Il mare aperto era sbarrato da un banco di nubi nere, e il quieto corso d’acqua che portava ai confini estremi della terra scorreva cupo sotto un cielo offuscato – pareva condurre nel cuore di una tenebra immensa.

Prendete questo finale e confrontatelo con quello precedente: non c’è niente di più diverso. Eppure tutta questa abbondanza di aggettivi evoca uno degli scenari più epici di sempre. Marlow finisce il suo lungo racconto, e Conrad subito dopo piazza questa scena: siamo quasi nella metafisica, ragazzi.

Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald

Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa – domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia… e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

Questo libro riesce nell’imprese di avere, tra le altre cose, sia un incipit che un explicit memorabili. Una scelta facile, forse: alcuni considerano questo il finale più famoso della letteratura americana. Ma c’è qualcosa di poetico in quell’ultima frase, e un senso di fatalità che mi ha conquistato immediatamente.

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