Vero come la (non) finzione

Quando ho finito di leggere “Educazione siberiana” di Nicolai Lilin (Einaudi), la prima cosa che ho pensato è stata: “Che bel libro. Però dai, su, non può essere tutto vero”. Ho cominciato a pensarci parecchio, e alla fine ho tratto la seguente conclusione: il problema della veridicità di questo libro non è un problema.

“Educazione siberiana” è un libro che ormai non ha bisogno di presentazioni: è stato un grande successo commerciale, ha scatenato aspri dibattiti e alla fine ne è stato tratto anche un film con nomi importanti. Mi è stato regalato un paio di mesi fa e l’ho approcciato quasi con sufficienza: invece mi è piaciuto molto, e per diversi motivi. Provo a spiegare perché.

1) È una saga. Di più: è una saga racchiusa in un solo libro. Non sto qui ad annoiarvi su quanto mi piacciano le storie di questo tipo, in cui si respira epicità ad ogni capitolo e in ogni storia ce ne sono altre dieci che si intrecciano e rincorrono. Certo, è una saga criminale, con tutto quello che comporta in termini di efferatezze: alcune scene mi hanno fatto torcere lo stomaco, e qui la distinzione tra realtà e finzione conta poco.

2) È un’enciclopedia. Lilin descrive nei minimi dettagli regole, costumi e usanze di quello che è un vero e proprio altro mondo. Un mondo che peraltro ha un insieme impressionante di codici e comportamenti, tanto più particolari quanto più sono distanti dai nostri.

3) È un’elegia per la fine di un mondo. E il mondo di cui sopra è quello che l’autore ci ha descritto con tanta cura. L’intero romanzo, alla fine, è un malinconico affresco di un’epoca e di persone che non ci sono più, spazzate via dalla modernità e dal trionfo di un’altra cultura (buona o cattiva che sia, non importa). È proprio questo senso di fine ciò che mi è rimasto dopo le ultime pagine: anche perché l’autore è bravo, e piazza al punto giusto le righe che descrivono il destino dei personaggi principali.

Questi sono i motivi principali per cui mi è piaciuto questo libro, e magari in molti non saranno d’accordo, o perché hanno apprezzato il libro per motivi diversi (dipende da quello che cerchiamo nei libri) o perché, al contrario, proprio non gli è piaciuto.

In molti hanno accusato l’autore – che scrive in prima persona e descrive fatti accaduti principalmente a se stesso – di aver romanzato o addirittura inventato di sana pianta gran parte degli episodi raccontati. Io non lo so se “Educazione siberiana” racconta la verità, tutta la verità; non lo so se è soltanto frutto dell’immaginazione dell’autore (ma che immaginazione, in tal caso!). Sicuramente è molto verosimile, racconta storie che da osservatore esterno mi sembrano plausibili, e l’autore ce le presenta come vere: tutti elementi da narrativa non fiction, un genere molto diffuso nel mondo anglosassone ma che sembra non godere di particolare fortuna (o considerazione) in Italia. Anzi, è sempre un ottimo argomento per risse mediatiche.

Ma adesso vi dico una cosa, e spero di non essere frainteso. Se pure fosse tutto inventato, il mio giudizio (molto positivo) sul libro non cambierebbe di una virgola. E questo perché, al di là di tutto, la storia mi ha lasciato dentro qualcosa e credo che valga la pena di essere letta. Lilin ci ha raccontato la sua reale formazione giovanile? Allora sono contento che non sia morto e che abbia avuto la possibilità di aprirci uno squarcio su un altro universo, che è appena a un paio di portoni da casa nostra. Lilin ha inventato tutto e ha voluto scrivere un romanzo criminale? Allora complimenti, perché ha vero talento, senso del ritmo e una fervida vena creativa.

Stranger than fiction, direbbero gli americani. Insomma, “Educazione siberiana” funziona in entrambi i versi: comunque lo prendiate vi darà qualcosa.

P.S. In tempi non sospetti, due miei amici scrissero una bella recensione di “Educazione siberiana”. Ve la consiglio se volete uno sguardo d’insieme sul libro e sui suoi temi, e non un articolo che si concentra su un suo aspetto particolare.

Scritto da Luigi Calisi

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2 pensieri su “Vero come la (non) finzione

  1. Mi hai incuriosito, è un libro che conosco solo di nome ma non sei il primo che mi da una recensione positiva. Lo metto tra le cose da fare!

    • Devo dire che se non me lo avessero regalato probabilmente io non lo sarei andato a cercare, anche perché non amo particolarmente le saghe criminali: e invece merita e credo possa interessare anche chi non frequenta il genere!

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